Milano, 14 settembre 2018 - 

DOMANDA

Il concorso a cattedra di quest’anno per medie e licei non prevedeva che i docenti producessero certificazioni linguistiche e informatiche. Ai candidati è stato solo chiesto genericamente di avere padronanza e competenza di inglese e digitale. Un insegnante, Milano

RISPOSTA

La responsabilità di un docente è didattica e etica. Se il docente non insegna bene perché non è ben preparato ovvero non è aggiornato, non trasferisce conoscenza e non fa bene il suo mestiere. Conoscenza dell’inglese e dimestichezza in ambito digitale sono fondamentali per poter affrontare ogni aspetto della vita quotidiana, insegnamento compreso. Non riesco a immaginare come un docente possa aggiornarsi senza accedere a fonti internazionali in lingua straniera e senza navigare in internet: in entrambi i casi non accede a un patrimonio importante di informazioni, competenze e esperienze. Inoltre, l’insegnante moderno non può prescindere dalla consapevolezza che i ragazzi ogni pomeriggio leggono, ascoltano, interagiscono con tutorial on line di ogni materia. Il libro è solo una delle fonti di studio, ignorare l’apertura di nuovi orizzonti è un grave handicap e, in più, è una precisa responsabilità del maestro e del professore insegnare ai ragazzi a distinguere, ordinare, preferire le fonti che nelmare magnum di internet non possono e non devono essere messe tutte sullo stesso piano. Infine, una considerazione cruciale: non tutte le innovazioni sono utili per il semplice fatto che sono innovazioni. Ben vengano i tablet e il wi-fi in classe, se disciplinati. Discorso diverso per quanto riguarda le LIM, le lavagne interattive di cui sono dotate la maggior parte delle scuole e i libri cosiddetti misti, vale a dire in parte cartacei e in parte digitali. La mia opinione è che si tratti di strumenti non efficaci, poco utili, non interessanti per i ragazzi, soprattutto sono oggetti nati vecchi, non hanno futuro e non danno alcun vantaggio rispetto a quaderno, penna e libro cartaceo che, a scanso di equivoci, considero tutt’altro che superati.