Milano, 18 gennaio 2019 -

DOMANDA:

Alcune classifiche relative all’istruzione, all’analfabetismo e all’abbandono scolastico, mostrano un’Italia a due velocità con ampio divario tra Nord e Sud. La scuola gestisce questa situazione? Sara, Milano

RISPOSTA:

A fronte di un paese purtroppo spaccato in due come molteplici indicatori evidenziano, la scuola deve ambire a diventare un fattore di unità e di costruzione. Per gestire una situazione disomogenea occorrono una serena presa di coscienza e una piena accettazione dei fatti, senza pregiudizi e, ripeto, basandosi sul realismo dei dati. In questo senso, le prove Invalsi sono un indicatore importante che offre considerazioni serie. È bene ricordare che l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, Invalsi, è soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione e ha il compito di verificare conoscenze e abilità degli studenti e anche qualità complessiva dell’offerta formativa, studiando le cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica e valutando il valore aggiunto delle scuole nei territori. In sintesi fornisce dati statistici, non sensazioni. Le prove Invalsi 2018 hanno riguardato più di 2,2 milioni di studenti di primaria, medie e superiori: Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna hanno oltre il 50% con punte anche del 60-65% degli studenti al di sotto dei traguardi stabiliti dalle indicazioni nazionali e nelle stesse quattro regioni c’è stata la maggiore presenza di allievi con risultati molto bassi. Che fare? Bisogna considerare le 20 regioni come 20 studenti: c’è il primo della classe e c’è l’ultimo, ma tutti possono raggiungere la sufficienza e qualcuno ha il diritto di puntare al massimo dei voti. La nuova maturità va in questa direzione perché dà griglie di correzione nazionali con il fine di aiutare a calibrare il lavoro su obiettivi condivisi. È un buon indirizzo che lascia comunque a ogni scuola la facoltà di agire in autonomia. Solo con una buona scuola il Paese potrà ritrovare equilibrio.