Milano, 21 dicembre 2018 -

DOMANDA:

Stanno per arrivare le vacanze e insieme a loro una valanga di compiti. Sono utili o inutili? Me lo chiedo come mamma che in queste vacanze seguirà il figlio in quelle che sono le sue incombenze e avrà il suo bel daffare a far sì che si concentri sui compiti. Serena, Milano

RISPOSTA:

I compiti sia quelli quotidiani sia quelli delle vacanze sono utili per gli studenti perché servono a mantenere l’allenamento, a imparare a programmare e a gestire tempi e carichi di lavoro nel breve e lungo periodo. Se si abrogassero, si genererebbe una profonda separazione tra chi va bene a scuola e chi no. Chi vive bene e con successo l’esperienza scolastica a casa per senso del dovere o solo per curiosità si troverebbe a rileggere, a ripetere, a approfondire e quindi continuerebbe comunque a studiare. Chi invece fa più fatica, senza obbligo, aumenterebbe la distanza dai libri e dalla opportunità che rappresentano e si troverebbe ancor più lontano e solo. I compiti sono parte integrante del nostro sistema di istruzione. Sono assegnati raramente da un giorno all’altro, spesso in una settimana per quella successiva. E sono immancabili nelle lunghe vacanze come Natale, Pasqua e l’estate. In particolare dalla primaria fino al primo biennio delle superiori compreso, è alto il bisogno dei bambini e dei ragazzi di allenarsi anche il pomeriggio a automatismi come per esempio le tabelline e le traduzioni. Nel triennio cambia lo scenario e l’impegno pomeridiano è principalmente lettura e studio. Sono convinto sostenitore della necessità di luoghi e orari specifici adibiti allo svolgimento dei compiti in presenza dei professori: serve un’aula studio a disposizione fuori dal normale orario delle lezioni dove ragazzi possano studiare condividendo tempo e impegno con i docenti. Gli uni e gli altri ne trarrebbero giovamento. I primi per non sentirsi abbandonati e i secondi per valutare l’impegno. È opportuno ricordare che i compiti a casa sono pesanti per gli studenti ma anche per i professori che li devono correggere. Chi non corregge, o lo fa dopo settimane, sbaglia. Dà il cattivo esempio e si perde una grande opportunità per valutare con completezza lo scenario. Senza voler fare la morale a nessuno, la scuola è una istituzione che deve essere esemplare. Vale per tutti.