Al Vinitaly
Al Vinitaly

Sondrio, 20 aprile 2018 - E' tempo di bilanci per il Vinitaly e la Valtellina dei produttori presente nel padiglione Lombardia, dove si è registrato un afflusso di circa il 7% superiore rispetto al 2017 di operatori di settore, giornalisti e buyer. La rassegna veronese ha contato nel complesso 128mila visitatori. Nel padiglione lombardo gli spazi più affollati sono stati quelli della provincia di Sondrio (21 le cantine presenti) e del Franciacorta. Nei secondi sono state installate delle transenne. Cosa che non è piaciuta molto ad Alberto Marsetti, vigneron e presidente di Coldiretti Sondrio: «Il vino è incontro e scambio. Non bisogna essere snob». Marsetti da Verona ha lanciato anche l’idea di aprire un corner a Milano dedicato ai prodotti della Valle: «Ci vorrebbe un patto pubblico-privato. Come location lo vedrei nei luoghi della movida milanese».

Nella città scaligera, ha fatto un mega spot per lo Sforzato valtellinese il leader della Lega, Matteo Salvini, parlando di Di Maio e della formazione del governo. Quando chiediamo ai produttori se ora la bottiglia Docg potrà crescere di un paio di euro sorridono sotto i baffi. Come Piero Nera, affiancato dalla nipote Arianna (studentessa di Economia), un veterano del Vinitaly: «Sono 50 anni che vengo a Verona. La Valtellina è cresciuta. La nostra scelta azzeccata è stata di puntare sulla qualità abbassando le rese per ettaro da 120 quintali agli 80 di oggi». Ci sono storie di famiglie e tradizioni che si tramandano. Michele Rigamonti, imprenditore del settore edile, ha affidato i suoi vigneti alla Sassella (molto amati e curati dal padre Paolo) a Emil Galimberti. Trentacinque anni, enologo, malenco, si è fatto una bella esperienza all’estero: «Sono stato in Nuova Zelanda ed Inghilterra. Ho lavorato in un’azienda che produce sei milioni di bottiglie all’anno (la Valtellina ne conta circa 3,5, ndr.). Ora seguo la cantina La Spia. Lavoriamo 4 ettari di vigneto». 

Da otto anni al Vinitaly, Luca Faccinelli, accompagnato dalla moglie Giovanna, ha presentato il suo Grumello Ortensio Lando e il Rosso di Valtellina Matteo Bandello: «Nel 2020 faremo conoscere una terza etichetta - annuncia - Ho tre ettari di vigneto nella zona di Montagna e Sondrio. Verona è sempre un’occasione importante per incontrare nuovi clienti». Negli spazi dedicati alla Nino Negri c’è stato il passaggio di consegne, per far conoscere i clienti storici, fra il direttore Casimiro Maule e il suo successore Danilo Drocco: «Ho lavorato per la famiglia Antinori, per il marchio Fontanafredda - ricorda l’enologo piemontese - Ho visto che in Valtellina c’è tanto, dalle mele, alla bresaola, al vino. Bisogna fare gruppo e promuovere il territorio». Un territorio che deve esser «bello e pulito. L’erba deve essere tagliata - sottolinea Maule - L’intento del progetto Sciur va in questa direzione».  Fra gli stand valtellinesi, indaffarato, Aldo Rainoldi. È il nome che si fa come presidente del Consorzio vini per il dopo Mamete Prevostini.