Felice Bulfer
Felice Bulfer

Soteglio, 16 ottobre 2019 -  E' stato l’ultimo viaggio per l’alpino Felice Bulfer di Somasassa di Teglio, che il 12 novembre avrebbe compiuto 97 anni. A salutarlo, nella chiesa parrocchiale di Santa Eufemia a Teglio, c’erano il labaro della sezione Ana valtellinese, sostenuto dal colonnello Gioacchino Gambetta, e altri otto gagliardetti davanti a un’assemblea commossa, con la moglie e le figlie in prima fila. Per lui, ultimo reduce del battaglione Tirano, sopravvissuto alla campagna di Russia e decorato al valore militare, il saluto delle Penne nere provinciali sulle note della tromba alpina. A officiare le esequie don Flavio Crosta, parroco di Teglio, che ha ricordato all’assemblea, stretta attorno al feretro coperto dai fiori e dall’immancabile cappello, di non dimenticare un uomo valoroso e i suoi insegnamenti di pace. 

«Perdiamo una persona che ha fatto la storia degli Alpini e di tutto il Paese. Gli uomini che hanno partecipato alla guerra e sono sopravvissuti hanno contributo alla crescita della loro nazione, della loro comunità. Una volta compiuto il dovere al fronte, hanno proseguito in patria, in tempo di pace, aiutando a costruire l’Italia», commenta Gianfranco Giambelli, presidente della sezione Ana valtellinese che conta 7.031 soci, tra alpini, aggregati e amici degli alpini, e 74 gruppi di cui 7 in Valchiavenna, 22 nella Bassa Valle, 23 nella Media Valle, 13 nel Tiranese e 9 in Alta Valle. «Noi, come Alpini ma anche come cittadini, saremo sempre grati a questi uomini. Ci hanno insegnato ad anteporre il dovere a qualsiasi cosa. Sono stati sempre un esempio, soprattutto per le nuove generazioni», aggiunge. Proprio Bulfer, infatti, invitava i ragazzi ad andarlo a trovare per conoscere le aberrazioni della guerra, e le sofferenze che porta con sé, attraverso il suo vissuto tanto in Russia quanto nei campi di concentramento e ai lavori forzati in un’Amburgo bombardata. Per la Russia partì nel 1941, compì i suoi 20 anni in prima linea sul Don, sognando casa. 

Negli occhi e nelle parole dell’alpino gli orrori della battaglia di Nikolajewka, e in generale di un conflitto consumatosi sulla pelle delle persone, dei compagni, molti dei quali mai più tornati. In un’intervista raccontava di aver patito la fame, per giorni non c’era altro che neve, e il freddo: i piedi congelati l’hanno costretto al ricovero all’ospedale di Bergamo una volta ritornato in patria. Un capitolo della nostra storia che nessuno dovrebbe dimenticare che, nella testimonianza di personaggi come Bulfer, si trasforma in messaggio di pace. «Sono rimasti pochi reduci- prosegue Giambelli - Oggi è tutto diverso, è duro il ricambio negli Ana. I ragazzi hanno altri strumenti e interessi, ma i valori li danno la società, la famiglia e la scuola, e noi non disperiamo. Vedo ancora tanta brava gioventù quando giro per le classi. Siamo abituati a considerare il peggio non il bello che c’è», conclude. Domenica la sezione valtellinese sarà a Piacenza per il secondo raggruppamento. Partiranno otto pullman dalla Valle, più gruppi autonomi automuniti.