Manuela Ciaponi al lavoro (Anp)
Manuela Ciaponi al lavoro (Anp)

Tartano (Sondrio), 9 luglio 2019 - "Mi sono licenziata da commessa, al supermercato Simply di Talamona, per iniziare una nuova avventura lavorativa. Ho lasciato il posto a un’altra persona. C’è chi mi ha dato della ‘matta’ per avere lasciato un posto fisso e essermi messa in proprio, di questi tempi, ma io spero di non dovermi pentire. È una scommessa che si può vincere, insieme a quella del ‘Ponte nel cielo’ per la rinascita del mio paese".

Cazzuola in  mano, con la malta, Manuela Ciaponi, 37 anni, sta aiutando il marito Erik Bianchini, 40 anni, boscaiolo a Roveredo nel Cantone dei Grigioni in Svizzera, perché il tempo stringe: sabato è in programma l’inaugurazione del suo chiosco “La Bugiola”, un’antica baita in pietra e legno con tetto in piode. La donna ha mollato, dopo 6 anni da dipendente part-time, l’impiego al centro commerciale sul piano di Morbegno, in Valtellina, salendo sino quassù a Campo, fra gli abeti, i larici e gli scoiattoli, nella frazione a 1050 metri di Tartano, per una nuova sfida. "Sabato una piccola festa con un buffet cui i turisti che vengono a provare l’emozione unica di attraversare il ponte tibetano più alto d’Europa sono tutti invitati – spiega Manuela –, ma chi mi conosce già mi dice che ho cambiato faccia, che sono rinata e che mai sono stata così abbronzata stando tanto all’aria aperta. Mi sento più felice. Mio marito è uno dei membri del Consorzio Pustaresc, guidato dal Renato Bertolini, e già prima dell’inaugurazione della splendida passerella tibetana tanti consorziati ci ripetevano: “Dovete fare qualcosa, c’è bisogno di un ristoro per chi si inerpica lungo il sentiero di Frasnino, una volta attraversato il collegamento fra i due versanti della montagna. Siete i più giovani del gruppo, dovete farlo voi”. Noi non ci pensavamo, a dire la verità. Eravamo concentrati a ristrutturare la nostra baita. Vede? Quella un poco più in là. Poi c’è stato il battesimo del ‘Ponte nel cielo’ e abbiamo visto il successo sempre crescente e Bertolini ci ha incoraggiati a dare un’ulteriore mano nella crescita e sviluppo del borgo".

La giovane coppia, dai mappali, scopre di essere in possesso anche di un piccolo rudere diroccato e a quel punto la scelta di cambiare vita, per la trentasettenne, che da diplomata segretaria aveva svolto diverse professioni, tra cui quella di telefonista in un call center del capoluogo valtellinese, di impiegata da un commercialista e segretaria poi in uno studio legale di Morbegno, non incontra più indugi. "Il chiosco – annuncia – si chiamerà “La Bugiola”, il nome deriva dall’anfratto che i contadini lasciavano nei muri delle stanze delle povere e spoglie case di un tempo all’interno del quale era posizionato il fiasco di vino. Nel chiosco le consumazioni, panini, spuntini di affettati e bibite, avverranno all’esterno sui tavolini. Nei mesi estivi terrò aperto tutti i giorni, forse lo stesso in quelli primaverili, d’inverno nei week-end, dipenderà dal clima. Quando finisco di lavorare attraverso il prato e sono a casa, dai miei figli di 12 e 8 anni (la più piccola), e loro sono sempre vicini a me. Un’altra vita".