L'arresto del pusher
L'arresto del pusher

Tartano (Sondrio), 13 luglio 2020 - Il 28enne marocchino, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per spaccio, dopo una notte trascorsa nella camera di sicurezza del Comando provinciale dei carabinieri di Sondrio, nella mattinata è stato trasferito nella Casa circondariale di via Caimi a Sondrio. 
Intanto emergono nuovi particolari dall’indagine condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sondrio, che dura da alcuni mesi, con attività di Ocp (Osservazione, controllo e pedinamento), oltre che tecnica attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, che l’altro giorno, al momento dell’arresto del 28enne, è sfociata in tragedia perchè un "collega" del fermato, alla vista degli uomini del maggiore Serena Federica Galvagno, si è dato a una precipitosa fuga nella fitta boscaglia finendo per sfracellarsi sull’asfalto della sottostante strada, dopo un salto nel vuoto di una trentina di metri. Anche il deceduto è di nazionalità marocchina, classe 1992, e, come l’arrestato, irregolare sul territorio nazionale.

È emerso che entrambi sono pregiudicati per droga e che, in passato, sono stati coinvolti in uno stesso processo in altra provincia lombarda. "Dove risiedano è difficile dirlo - afferma il maggiore Galvagno - Forse nell’hinterland di Milano, ma si muovevano di continuo, seguendo il mercato dello spaccio. Nel bosco della Valtartano hanno creato un vero e proprio supermarket della droga. Qui vendevano cocaina, eroina, hashish e marijuana, pronti a rispondere alle richieste della clientela. Nello zaino sequestrato c’erano, ad esempio, 28 grammi di cocaina e 70 di eroina e soldi derivanti dalla vendita delle dosi".

L’arrestato nell’interrogatorio che ci sarà a breve potrebbe fornire un importante contributo sull’organigramma della gang di pusher che, una volta finito lo stupefacente, andavano a fare i rifornimenti della “materia prima“. "Dormivano nel bosco - spiega il tenente colonnello Rocco Taurasi, alla guida del Reparto operativo - all’interno di ruderi e baite abbandonati. Ma nella boscaglia abbiamo individuato anche un loro bivacco, dove probabilmente alcuni di essi trovavano riparo durante la notte. Così restavano sempre nella zona di lavoro. Nello zaino c’era circa un etto di stupefacenti, 600 euro in banconote di diverso taglio e un bilancino di precisione per confezionare le dosi".