Il dottor Gianfranco Cucchi
Il dottor Gianfranco Cucchi

Sondrio, 8 gennaio 2018 -  La sanità in Valle è al centro del dibattito pubblico e politico: cambi di manager, polemiche per accorpamenti, tagli, carenze di personale e fughe di pazienti e medici. E tanto altro ancora. Abbiamo ascoltato in proposito un professionista che la “materia” la conosce bene.

«In questi ultimi 25 anni la sanità ha subito un’involuzione non giustificata dalla crisi del 2008. Il razionamento dei servizi socio-sanitari, con eliminazione di reparti, strutture complesse, chiusure di ospedali, è stato maggiore rispetto ad altre realtà a noi vicine, come le province di Lecco e Como. Il peggioramento dei servizi ha portato a un aumento del tasso di fuga, molto superiore alle altre province montane (10 volte di più dell’Alto Adige) e alla riduzione della mobilità attiva, cioè i ricoveri di residenti da fuori provincia. Questo fenomeno ha portato a una riduzione dei ricavi e a una notevole contrazione delle spese per il personale. Molti professionisti qualificati hanno lasciato i nostri ospedali per realtà ritenute più remunerative dal punto di vista professionale. La costruzione del nuovo ospedale di Lecco e l’accreditamento di numerosi posti letto di super-specialità e di riabilitazione all’ospedale privato di Gravedona hanno messo in crisi, in particolare, il distretto di Morbegno, e il netto ridimensionamento dell’ospedale di Chiavenna, culminato con la chiusura del punto nascita».

La lunga disamina sulla sanità provinciale del cardiologo Gianfranco Cucchi, contiene più ombre che luci.

«Serve un modello di sanità alpina come quelli in Alto Adige e Val Poschiavo - sottolinea Cucchi, ex direttore di Cardiologia e Unità Coronarica dell’ospedale di Sondrio che dopo aver raggiunto i limiti pensionistici ora lavora sul territorio -. Lì i servizi socio-sanitari sono gestiti dal livello locale. In questi anni si è molto discusso di autonomia della Provincia. Oggi che, al governo romano e a quello regionale, sono al potere forze politiche che hanno fatto dell’autonomia il loro cavallo di battaglia, ritengo che il riconoscimento dell’autogoverno nella sanità provinciale sia un presupposto fondamentale».