Bianzone (Sondrio), 9 settembre 2018 - Una serata informativa sull'orso, e in particolare sull'esemplare che in questi mesi sta attaccando le arnie nella zona tra Ponte in Valtellina e Bianzone, fino al confine con la Svizzera. Un incontro per cercare di conoscerlo meglio, sapere le sue abitudini e, soprattutto, come potersi difendere dalle sue incursioni. Ma, proprio mentre apicoltori ed esperti si confrontavano, lui, l'orso senza nome che sta passeggiando in Valtellina dalla primavera, ha fatto una nuova incursione, questa volta a Spriana, in località Marveggia. C'è qualcosa di ironico, ma non certo per l'apicoltore che si è visto distruggere le arnie, proprio come è successo ad altri in queste settimane.

E proprio per difendersi dagli attacchi del plantigrado, come detto, venerdì sera a Bianzone è stata promossa una serata informativa dal titolo «L’orso bruno in Valtellina: tra conservazione e gestione», con relatori d'eccezione: Mauro Belardi del Wwf Programma Europeo Alpi, Elisabetta Rossi di Regione Lombardia, e Maria Ferloni, tecnico faunistico della Provincia e referente territoriale per i grandi carnivori. «Negli ultimi tre anni – ha spiegato proprio Maria Ferloni – sono passati in Valtellina più di venti orsi, undici li abbiamo tracciati geneticamente. Si tratta in tutti casi di maschi giovani provenienti dal Trentino, dove 18 anni fa è nato il progetto «Life Ursus». Tendenzialmente, quando si staccano dalla mamma poi si mettono a camminare e passano anche dalla Valtellina. Cercano cibo, poi quando sono più grandi e vogliono accoppiarsi tornano in Trentino, dove si trovano gli esemplari femminili. Nel 2018 dovrebbero essere transitati in provincia quattro plantigradi: due di loro, tra cui M18, l'unico dotato di microchip, stanno più che altro in Valcamonica, e ogni tanto sconfinano da noi. Uno, poi, sembrerebbe essere stato avvistato in Valgerola. L'ultimo è l'orso che sta effettuando incursioni negli apiari tra Sondrio e Tirano, ma anche in Svizzera. Stiamo ancora analizzando i campioni genetici raccolti, ma pensiamo si tratti dello stesso esemplare».

Un orso che ha scoperto le arnie e non sembra essere interessato ad altro, pecore o altri animali. «Per questo motivo ci rivolgiamo in particolare agli apicoltori – ha proseguito il tecnico faunistico della Provincia di Sondrio -: il modo più efficace per proteggere le arnie è quello di installare recinti elettrificati. Pericoli per l'uomo non ce ne sono». «Regione Lombardia – ha poi spiegato Elisabetta Rossi – ha chiesto che l'Unione europea inserisca le recinzioni elettrificate a protezione delle arnie tra gli interventi ammissibili a finanziamento nell'ambito dello sviluppo rurale».