SONDRIO In Lombardia, nei primi sei mesi del 2020, sono 110mila i posti di lavoro persi a causa dell’effetto Covid-19. Questo, infatti, è il calo registrato nel numero degli occupati - tra gennaio e giugno rispetto all’anno precedente – che emerge dalla ricerca effettuata per conto di Cisl Lombardia. Anche in provincia di Sondrio la situazione desta preoccupazioni. In Valtellina e Valchiavenna, nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si sono registrati ben 4mila posti di lavoro in meno. "Un...

SONDRIO

In Lombardia, nei primi sei mesi del 2020, sono 110mila i posti di lavoro persi a causa dell’effetto Covid-19. Questo, infatti, è il calo registrato nel numero degli occupati - tra gennaio e giugno rispetto all’anno precedente – che emerge dalla ricerca effettuata per conto di Cisl Lombardia.

Anche in provincia di Sondrio la situazione desta preoccupazioni. In Valtellina e Valchiavenna, nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si sono registrati ben 4mila posti di lavoro in meno. "Un dato che non si discosta di molto rispetto a quanto registrato a livello regionale – spiega il segretario generale di Cisl-Sondrio, Davide Fumagalli (nella foto Anp) – questo è dovuto ai minori avviamenti registrati e dall’importante numero di cessazioni".

La contrazione registrata ha delle caratteristiche molto chiare e Fumagalli ne identifica principalmente tre. "I posti di lavoro persi sono quasi tutti del settore commercio e servizi, uno di quelli trainanti della provincia di Sondrio – continua – sono principalmente riferiti a lavoratori a tempo determinato. Questo è dovuto sia alla stagionalità del settore e dal blocco dei licenziamenti, prolungato al 31 dicembre, per gli indeterminati. Per questi ultimi, infatti, il dato relativo al primo semestre parla di un saldo positivo di 208 tra cessazioni e nuovi avviamenti. Le donne sono state quelle che hanno pagato di più. Si parla, infatti, del 13% di cessazioni in più rispetto all’anno precedente".

Il secondo semestre, ed in particolare nel periodo che va da ottobre a dicembre, in teoria sarebbe storicamente positivo per quanto riguarda i nuovi avviamenti in provincia di Sondrio.

"C’è preoccupazione per quanto potrà accadere nei prossimi mesi – afferma Fumagalli – la situazione, dal punto di vista sanitario, è ancora molto incerta. Così come per la nuova legge di stabilità. Noi chiediamo che ci sia uno spostamento del baricentro nelle misure che sostengono il lavoro, senza però abbandonare le persone che hanno perso il posto o quelle che rischiano di perderlo una volta che verrà revocato il blocco dei licenziamenti".

"Auspichiamo - continua il rappresentante sindacale - che, in una situazione come quella che stiamo vivendo oggi, vi sia ancora la possibilità di allungare gli ammortizzatori sociali per quelle aziende e quei settori tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria. Sostenendo al contempo anche le persone che non hanno accesso alla Cassa integrazione. Purtroppo, se la situazione dovesse continuare a lungo, il futuro si prospetta critico". Nell’industria, ad esempio, ci sono casi di operai in cassa da marzo e mai più tornati in fabbrica.

Giovanni Meroni