Il producer Stefano Tognini, in arte Zef
Il producer Stefano Tognini, in arte Zef

Castione (Sondrio), 6 febbraio 2019 -  Stefano Tognini è tornato a Sanremo. O meglio, la sua musica. Dopo aver prodotto il brano “Ragazzi Fuori” interpretato dal rapper Clementino sul palco dell’Ariston nel 2017, quest’anno è la canzone “Rose viola” a portare la sua firma accanto a quella di Ghemon. Sonorità squisitamente soul fanno da tappeto al brano composto a quattro mani che racconta una storia d’amore irrisolta declinata - un po’ a sorpresa - tutta al femminile.

A soli 28 anni il producer di Castione ha alle spalle centinaia di collaborazioni con i pesi massimi della scena rap italiana. E, per tutti loro, il suo nome è Zef.

Da Baby K a Fedez, passando per Nitro, Rkomi e Fabri Fibra. Quali le produzioni a cui è maggiormente affezionato?

«Difficile dirlo. Ciascuno dei miei lavori ha una sua storia anche perché amo misurarmi con le sfide più diverse: che si tratti di un pezzo mainstream di Fedez, che di qualcosa di decisamente meno pop. Posso dire, però, che il progetto con Rkomi ha per me un valore particolare, una dimensione affettiva unica perché ho avuto modo di lavorare con lui fin dal suo esordio».

E la canzone con Ghemon com’è nata?

«La genesi di “Rose viola” è stata quasi una casualità. Da un anno a questa parte lavoro a Milano presso lo studio di Takagi e Ketra che si trova accanto a quello di Ghemon. Fino ad allora con lui non avevo mai collaborato, ma fra noi c’è sempre stato un rapporto di grande stima reciproca. Un giorno, quasi per scherzo, abbiamo deciso di creare una canzone al femminile che come tale avrebbe dovuto essere interpretata da un’artista donna, ma le cose sono andate diversamente: il brano ci piaceva molto ed ecco che Ghemon lo ha scelto per Sanremo conservandone lo stesso punto di vista femminile».

Sul piano melodico il pezzo s’inserisce perfettamente nello stile a cui Ghemon è approdato negli ultimi anni…

«Esatto. Non si tratta di un brano rap, ma di una sorta di mix fra soul e R&B al quale abbiamo scelto di integrare anche diversi strumenti tra cui archi, chitarre e pianoforte. Nella serata di venerdì dedicata ai duetti, invece, il brano verrà reinterpretato insieme a Diodato e ai Calibro 35».

Negli anni i suoi beat hanno preso una deriva un po’ più pop. Come mai?

«Ho sempre apprezzato il pop ma, in realtà, quando scelgo di collaborare con un artista cerco di dargli la miglior veste possibile. Del resto sono convinto che la bravura di un produttore sia quella di ricreare le sonorità più adatte a ciascun cantante. Non si tratta di una forzatura: cerco di far convivere al meglio i miei gusti con quelli dell’artista».