IN CELLA Michele Bordoni ieri in Tribunale nel capoluogo

Sondrio, 17 gennaio 2018 - Ha voluto essere presente al conferimento dell’incarico per la sua perizia psichiatrica in sede di incidente probatorio, non tanto per partecipare all’udienza, un passaggio formale senza colpi di scena, ma per guardare negli occhi il giudice e chiedergli di essere trasferito nel carcere di Sondrio, più vicino ai suoi cari e lontano dagli aggressori che già due volte lo hanno picchiato nella Casa circondariale di Monza. Michele Bordoni, il 27enne di Poggiridenti che sabato 9 dicembre ha investito 4 persone con la sua auto nel raid di piazza Garibaldi, ieri era nell’aula 12 del Tribunale di Sondrio.

Evidentemente provato dalla detenzione, ma anche probabilmente dalla massiccia quantità di farmaci che gli vengono somministrati nella struttura medica del carcere monzese dove è rinchiuso da qualche settimana, il giovane ha chiesto di poter tornare a Sondrio. Una decisione, però che non compete al giudice per le indagini preliminari Carlo Camnasio, che ieri ha aperto l’incidente probatorio nel quale verrà effettuata la perizia psichiatrica per scandagliare la mente di Bordoni. La richiesta di trasferimento è stata inoltrata dall’avvocato del 27enne, Francesco Romualdi, ma sarà l’Amministrazione penitenziaria a decidere in merito. Il pm Stefano Latorre si è opposto al ritorno a Sondrio del giovane valtellinese, motivando la posizione con il fatto che il carcere di Monza, avendo al suo interno una struttura medica, è meglio attrezzato alla detenzione del giovane con probabili problemi psichiatrici.

Michele Bordoni, è apparso evidente a chi lo ha incrociato ieri in tribunale, non sta bene. «Non è lucido, è l’effetto dei farmaci – affermano l’avvocato Romualdi e lo psichiatra sondriese Claudio Marcassoli che lo sta seguendo da vicino -. Da quando è detenuto a Monza è molto cambiato». Lo psichiatra chiamato ad effettuare la perizia è Mario Lanfranconi di Lecco. «Inizierò il 2 febbraio, andrò a Monza – ci ha spiegato -. Avrò tempo 60 giorni per presentare le mie conclusioni, che verranno discusse in aula il 15 maggio». Ieri in aula anche l’avvocato Corrado Pini che difende una delle vittime, il militare della Guardia di Finanza fuori servizio che bloccò la fuga di Bordoni e riportò lesioni guaribili in 20 giorni.