Ospedale civile di Sondrio

Sondrio, 12 ottobre 2018 - Negli ultimi 30 anni, sono emerse tante idee sulla riconfigurazione del sistema ospedaliero di Valle. Anche in casa Cisl. «All’inizio degli anni ’90, ad esempio, si parlava di costruire un ospedale al Trivio di Fuentes, chiudendo Morbegno e Chiavenna. Se avesse preso corpo questo disegno, oggi avremmo un ospedale di riferimento e avremmo evitato che Gravedona diventasse il terzo polo». Lo ricorda Marco Contessa, della segreteria Ust, che mercoledì, nell’ambito del congresso organizzato dal sindacato su “Problemi e prospettive della sanità provinciale”, ha ipotizzato di concentrare tutta la fase chirurgica a Sondrio, rimodulando l’attuale presìdio o, in caso di necessità, costruendone uno nuovo. Ma torniamo alla storia. «Una decina di anni più tardi dell’ipotesi del Fuentes, l’allora direttore generale dell’Asl, Emilio Triaca, riprese l’argomento, parlando di un terzo polo a Gravedona e della creazione di un nuovo polo ospedaliero, questa volta a Sondrio, in località Moncucco». Si accese un dibattito che non portò a nulla. «A noi non interessa che si sviluppi un business sull’eventuale ospedale nuovo o sulla restaurazione del vecchio; ci preoccupiamo solo del futuro.

Tra chiusure e ridimensionamenti, in 20 anni abbiamo assistito a tanti cambiamenti. Quanti ce ne saranno nei prossimi venti? Come faremo a rispondere ai bisogni?», aggiunge. Con lungimiranza, la sigla cerca di precorrere i tempi, stimolando la discussione in modo anche provocatorio. «Proviamo a concentrare tutto l’operatorio in un unico luogo che potrebbe essere Sondrio, per via della sua centralità». In che modo? «O ristrutturando completamente l’attuale struttura o rifacendola ex novo». Sul “dove” il sindacalista non si esprime. Non è questo l’oggetto della discussione. Anche il Moncucco potrebbe essere fattibile, se andasse bene dal punto di vista logistico. Da sottolineare come concetto prioritario, invece, è che togliere la sala operatoria dagli altri presidi non significa abbandonarli a un destino incerto, tanto, «poi si vedrà». Vuol dire, semmai, che in quei presidi, privati delle sale operatorie, «dobbiamo investire con attività non prettamente operatorie».