La casa di riposo di Morbegno
La casa di riposo di Morbegno

Morbegno (Sondrio), 16 aprile 2020 - I carabinieri dei Nas di Brescia, su delega della Procura di Sondrio, ieri sono stati anche alla Casa di riposo “Ambrosetti Paravicini” di Morbegno e, nei prossimi giorni, si recheranno probabilmente anche in altre strutture della Valtellina, dopo la prima tappa dell’altro giorno.

«Sono stato informato del loro arrivo - spiega Italo Rizzi, da soli 3 mesi presidente della Fondazione - e hanno acquisito la documentazione necessaria all’indagine. Sono giunti nella mattinata. Noi offriamo la massima collaborazione e trasparenza all’autorità giudiziaria. Riteniamo di avere agito nel modo più corretto possibile e non abbiamo notizia di denunce presentate da familiari di ospiti. Anche i nostri operatori, alcuni dei quali malati, soffrono con gli ospiti: non c’è più la ritualità di prima. Qui il legame è anche affettivo con gli anziani presenti". In riferimento all’emergenza che con prepotenza ha interessato pure la struttura morbegnese in questi due mesi, con numerosi decessi, la direzione sanitaria, in linea con quanto fino ad ora dichiarato nei comunicati diffusi dal CdA della Rsa, ieri è intervenuta precisando i passaggi effettuati e ciò che si sta procedendo a fare nel tentativo di affrontare tale situazione. "A partire dalle disposizioni Ministeriali, Regionali e dell’Ats della Montagna e dai loro aggiornamenti, già da fine febbraio, si è disposta la progressiva chiusura della struttura ai parenti con accessi limitati, previo “triage” in un primo momento, e successivamente definitiva - fa sapere la direttrice Sonia Del Barba -. Questo ha generato sofferenza e fatica sia negli ospiti che nei famigliari, impossibilitati ad essere vicini ai propri cari. A tal proposito ci siamo attivati, tramite il personale educativo, infermieristico e ausiliario, per favorire le modalità di contatto telefonico con chiamate e videochiamate. La fiducia che ogni giorno i famigliari ci accordano per la gestione e la cura delle loro mamme, dei loro papà, zii, nonni, fratelli, nei momenti di “normalità” viene continuamente rinnovata".

«A volte è posta in discussione, ma insieme si ragiona su ciò che è meglio per l’ospite, sui percorsi di cura e accompagnamento, specie quando la situazione è messa in crisi dalle precarie condizioni cliniche e diventa un percorso di accompagnamento alla morte. In questi mesi la lontananza forzata ha reso tutto più difficile, trovandoci spesso a dover gestire situazioni che si aggravano e precipitano improvvisamente o che sembrano essersi stabilizzate e poi si riacutizzano in poco tempo. A fronte dei peggioramenti dei quadri clinici il personale medico ha sempre aggiornato i parenti sulle condizioni dei propri congiunti. Dover chiedere e accordare una fiducia telefonica crea maggiori difficoltà e questo ci ha fatti sentire ancor più responsabili verso le scelte e le azioni svolte. La cura degli ospiti con sintomatologia simil-Covid è stata e viene portata avanti secondo i protocolli farmacologici via via proposti a livello generale".

«Siamo altresì in contatto, da quando l’Ats ha disposto tale opportunità - aggiunge Del Barba - con consulenti specialistici (infettivologo, pneumologo, internista, palliativista). Un trattamento assimilabile alla terapia intensiva in Rsa non è possibile sia per l’assenza di dispositivi adeguati, ma soprattutto perché le condizioni complessive della maggior parte dei nostri ospiti, sia dal punto di vista clinico che funzionale, spesso risultano non compatibili con tali percorsi, riservati a soggetti più giovani e meno compromessi. Abbiamo attuato un progressivo isolamento degli ospiti che mostravano sintomatologia febbrile, prima per coorte (camera di degenza) e poi per reparti, con personale di assistenza e cura dedicato e dotato di idonei Dpi che in un primo momento, come per la maggior parte delle realtà, erano di difficile reperimento. È un’azione che comporta continui spostamenti di camera, di piano e che coinvolge tutto il personale, sempre disponibile e responsivo alle diverse richieste ed esigenze. Solo a partire dal 7 aprile le normative regionali hanno consentito l’effettuazione dei tamponi tra gli ospiti delle Rsa. Ad oggi ne sono stati fatti circa 100 e nei prossimi giorni si completerà la procedura per tutti gli ospiti. I primi risultati evidenziano la presenza di soggetti positivi. Questo permetterà di migliorare la procedura di isolamento, tenendo conto degli ospiti positivi con sintomi, positivi in assenza di sintomatologia e degli ospiti negativi. Sarà nostra cura informare i parenti circa l’esito del tampone sul proprio famigliare. I nostri anziani non sono mai stati abbandonati o trascurati. Le loro fragilità, i loro equilibri di salute sono messi ora a durissima prova. Non ci siamo mai rifiutati di accogliere nella struttura pazienti in condizioni di salute già gravemente compromesse. Questo determina un tasso di decessi annui mediamente intorno al 30% degli ospiti presenti".