Sopralluogo nei boschi della Valmalenco
Sopralluogo nei boschi della Valmalenco

Chiesa in Valmalenco  (Sondrio), 5 gennaio 2019 - Nulla che smentisca l'ipotesi dell’incidente, della tragica escursione. È la pista più accreditata dopo i risultati dell’autopsia eseguita nei giorni scorsi e al termine del sopralluogo nei posti in cui è stato scoperto il corpo di Mattia Mingarelli, il rappresentante trentenne di Albavilla, nel Comasco, sparito il 7 dicembre e ritrovato senza vita la vigilia di Natale. 

Dalle 11 di ieri i consulenti della Procura di Sondrio, Paolo Tricomi e Alessio Battistini, e della famiglia del ragazzo, Umberto Genovese del Dipartimento di Medicina legale dell’Università statale di Milano, hanno ispezionato i boschi della Valmalenco. Per alcune ore sono stati accompagnati dai carabinieri del Comando provinciale di Sondrio guidato dal colonnello Emanuele De Ciuceis con i militari di Chiesa in Valmalenco di Alessandro Di Roio. Hanno ricostruito, servendosi anche di rilievi fotografici e video, l’ipotetico percorso effettuato da Mattia una volta uscito dal rifugio alpino “Barchi” (ancora oggi sotto sequestro, su disposizione del pm Antonio Cristillo titolare dell’indagine) dove fu visto l’ultima volta il 7 dicembre, sino al punto in cui venne trovato ormai cadavere.

L'ipotesi prevalente della disgrazia, rispetto a quella dell’omicidio che non era stata accantonata del tutto, per spiegare il decesso, dopo i risultati dell’esame autoptico, sembra dunque avere trovato sostegno dal sopralluogo di ieri. Gli abiti indossati dalla vittima, inoltre, non avrebbero presentato elementi da far supporre un trascinamento del cadavere. Ma l’inchiesta non è chiusa. Si attendono ancora i risultati degli esami tossicologici - su campionamenti avvenuti durante l’autopsia - e quelli degli accertamenti dei Ris di Parma sugli oggetti sequestrati di recente nel rifugio e nell’abitazione presa in affitto, a poca distanza, dalla famiglia di Mattia.