Il tribunale di Sondrio
Il tribunale di Sondrio

Mello, 19 giugno 2015 - Tredici imputati rinviati a giudizio e una posizione stralciata per la scelta del rito abbreviato: il processo relativo all’inchiesta sul consorzio forestale «Boscovivo» di Mello non si ferma. Ieri mattina si è svolta la lunga udienza preliminare nei confronti degli accusati a vario titolo di truffa aggravata ai danni di Regione Lombardia (che si è costituita parte civile) e di abuso d’ufficio.

Sono stati rinviati a giudizio al prossimo 4 dicembre Simon Pietro Angelone, 49enne sondriese, progettista e direttore lavori; Raffaella Baraglia, 31enne di Civo, progettista e direttore lavori; Carlo Contessa, 55enne di Dubino, progettista e direttore lavori; Ermete Baraiolo, 53enne di Piantedo, Rup (Responsabile unico del procedimento); Fabrizio Bonetti, 47enne sindaco di Mello; Flavio Pellegatta, 58enne di Mello, titolare dell’omonima ditta individuale; Florenzo Pellegatta, 51enne di Mello; Graziano Pellegatta, 54enne di Mello, ex assessore; Tania Pellegatta, 31enne di Mello, direttore tecnico della ditta «Pellegatta Graziano»; Mauro Quaini, 57enne di Mello, altro ex assessore della giunta Bonetti; Marco Scamoni, 42enne di Mello, anche lui all’epoca dei fatti assessore; Davide Tarca, 44enne di Mello, titolare della ditta «Tidiemme».

Ha scelto il rito abbreviato e verrà processato in diversa sede, invece, Davide Bianchini, 43enne di Mello, legale rappresentante del Consorzio forestale «Boscovivo», mentre è stata archiviata la posizione di Tito Bottà, che era segretario comunale di Mello, e di Franco Della Mina, ex assessore a Mello, entrambi scomparsi pochi mesi fa.

La vicenda giudiziaria era iniziata quando alla Guardia di Finanza erano stati presentati tre esposti che denunciavano irregolarità su alcuni lavori pubblici. In particolare, al centro della polemica erano finiti quattro appalti, per un importo complessivo di circa 600mila euro, che secondo le accuse il comune di Mello avrebbe affidato con trattativa diretta al consorzio locale Bosco vivo, che però a sua volta ne avrebbe subappaltato il 30%. E proprio su questo punto si erano concentrate le indagini della Procura perché, all’epoca dei fatti, Bosco vivo sarebbe stato ancora privo del riconoscimento di consorzio forestale.

I reati contestati sono: abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico; falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico; truffa e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il tutto in concorso. Il processo per gli imputati inizierà il 4 dicembre.

Non è stato rinviato a giudizio, bensì la sua posizione è stata archiviata. Giuseppe Giannoni, 35enne di Civo, non è, come erroneamente indicato nell’edizione di ieri, tra i rinviati a giudizio nell’ambito del’inchiesta sul Consorzio Boscovivo di Mello.