Marco Confortola
Marco Confortola

Sondrio, 4 giugno 2019 - Marco Confortola a caccia dell’undicesimo 8000. Ultimi preparativi per l’alpinista della Valfurva che nella giornata di giovedì partirà alla volta del Pakistan per tentare di scalare la tredicesima vetta più alta del mondo: il Gashermbrum II. Dopo essersi preparato a lungo questo inverno, Marco è pronto per questa nuova avventura ed è deciso. «Le valigie sono pronte – ci ha detto ieri Confortola -, le ultime pratiche burocratiche (particolarmente «pesanti» per le spedizioni in Pakistan ndr) anche e quindi sono pronto per vivere questa avventura su un altro 8000. Non vedo l’ora…».

Il «Selvadek», questo il suo soprannome, proverà a salire fino agli 8035 metri del G2, la terza più alta del massiccio del Gashermbrum (la bellissima montagna nella lingua dei Balti), gruppo montuoso posizionato nella regione del Baltoro, nella catena del Karakoram, insieme ad una spedizione comandata da Magrel Boguslaw e all’interno della quale, oltre ad altri forti alpinisti polacchi, ci saranno anche Denis Urubko, Don Bowie e la alpinista spagnola Josè Maria «Pipi» Cardell.

«Tutto è nato da una chiacchierata con Don Bowie, mi ha detto che avrebbe partecipato ad una spedizione con Denis e altri e io mi sono aggregato volentieri. Il G2 è uno degli 8000 che mi manca. Mi sono preparato benissimo questo inverno e ho avuto un mese in più per allenarmi a dovere. Sto bene e anche questa volta, come sempre, scalerò senza ossigeno. Se l’avessi usato, sono certo che avrei già finito di scalare tutti gli 8000 ma non rinnego la mia scelta perché arrivare in vetta senza l’ausilio dell’ossigeno dà tutta un’altra soddisfazione. Le incognite? Beh, come sempre il meteo avrà un ruolo fondamentale». E senza mai andare oltre i propri limiti. «Certamente, io voglio salire ma anche scendere e tornare a casa. Come ha detto Viesturs (unico statunitense su tutti gli 8000) «raggiungere la vetta è facoltativo, tornare a casa vivi è obbligatorio». Per Marco sarà un ritorno in Pakistan dieci anni dopo la tragica spedizione sul K2, quella in cui morirono 11 persone a causa del crollo di due seracchi e che ha segnato per sempre l’animo dell’alpinista valtellinese. E il K2 lo vedrà da «vicino». «E non vedo l’ora di guardarlo». Poi passerà inevitabilmente oltre, su fino agli 8035 del G2!.