A destra, Michele Manzolini
A destra, Michele Manzolini

Sondrio, 10 gennaio 2018 -  Luci  e ombre a intermittenza sui volti degli ultimi. Frammenti di vita fra sogni e incubi. Sono le «Storie del dormiveglia», una carrellata di racconti crepuscolari racchiusi con rara poesia nel film di Luca Magi che questa sera, alle 21, farà tappa al cinema Excelsior di Sondrio insieme al suo sceneggiatore e coproduttore, il valtellinese Michele Manzolini. Sguardo discreto su chi è costretto a vivere ai margini, il documentario prodotto da Kiné nasce dall’esperienza del regista come operatore presso il Rostom, struttura d’accoglienza per senzatetto all’estrema periferia di Bologna. Dal buio, tra una sigaretta e l’altra, emergono i volti e le parole di chi resta nel dormitorio per una sola notte o di chi ne ha fatto la propria casa: uomini e donne con un passato difficile, confinati in un presente di perpetua attesa e alle prese con un futuro ancor più incerto. «… alcuni hanno perso così tanto in loro stessi che hanno smesso di cercare ma forse, fuori, c’è qualcosa…», preannuncia David con un filo di voce.

Partiamo da lui, un soggetto chiave per la narrazione… «David è la voce narrante del film, un inglese che da anni vagava per il mondo ed è approdato al Rostom esausto e desideroso di rimettersi in piedi. Con un registratore tiene un diario vocale in cui imprime le proprie riflessioni, i sogni e gli incontri con gli altri ospiti del dormitorio. Il suo profondo racconto rappresentava il collante perfetto per tenere assieme tutte le storie».

E lei come è approdato alla sceneggiatura del film?

«Solitamente mi occupo di regia ma ho deciso di supportare Luca Magi in questo interessante progetto. Lavorando all’interno della struttura ha avuto modo di raccogliere i segreti più intimi di centinaia di ospiti ma, per realizzare il film, aveva bisogno di uno sguardo un po’ più distaccato rispetto al suo ruolo di operatore sociale. Creare il documentario è stato un processo lungo durato quasi 3 anni. Anche interfacciarsi con le persone non è stato semplice poiché volevamo raccontare le loro esperienze senza oltrepassare quel labile confine etico che potesse in qualche modo danneggiarle. Abbiamo cercato di far emergere il loro lato umano piuttosto che il racconto di un fallimento».

Qual è il messaggio?

«Lo scopo è far arrivare queste storie dando voce agli emarginati anche per restituire loro dignità e la possibilità di tornare a sognare. Ad accomunarli è la mancanza della famiglia o di una relazione con la società e le speranze sono tante: dal desiderio di non tornare in carcere a quello di trascorrere una vecchiaia serena o rincontrare i propri figli».

Dal premio come Miglior film italiano al 14° Biografilm Festival, alla Mention Spéciale Interreligieux al 49° Visions du Réel International Film Festival, sono numerosi i riconoscimenti fin qui ottenuti. E, dopo aver fatto tappa in tantissime sale italiane, oggi il documentario approda a Sondrio…

«Sono davvero entusiasta di poter presentare il film nella mia Valtellina. Stasera avrò l’occasione di incontrare il pubblico e confrontarmi con gli spettatori in una sala che, nel corso degli anni, ha significato molto per me».