Un'aula di tribunale
Un'aula di tribunale

Sondrio, 8 maggio 2019 - Due colpi in altrettanti bar, a Delebio e a Dubino, per un bottino di oltre 10mila euro; e il furto di un furgone e di un'auto. Ma per quattro dei sei presunti ladri non ci sarà giustizia, poiché il processo di è chiuso con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Partiamo dai fatti. Nei giorni scorsi quattro cittadini romeni, tutti senza fissa dimora, sono comparsi davanti al giudice del Tribunale di Sondrio, Daniela Bosio. Alla sbarra Tudorel Florin Dimache, 40 anni; Ion Coderie, 49 anni; Ismail Sinan, 40enne; e Flori Lepadat, 32 anni. I quattro erano accusati, insieme a due complici processati in altra sede, di una serie di furti in Bassa Valle tra l'aprile e il maggio del 2010. Con il volto coperto da passamontagna si erano introdotti nel bar «Da Marino» di Dubino, forzando la finestra del bagno. Una volta dentro avevano portato via la macchinetta cambia soldi, al cui interno c'erano circa 10mila euro.

Si introdussero anche nel Bar 68 di Delebio, e anche qui portarono via la macchinetta cambia monete, bottino da 2.250 euro. E ancora: la banda rubò anche un fornelletto elettrico dopo essere entrata in una segheria, di proprietà di Aldo Scinetti, a Delebio, ma anche un furgone, utilizzato per commettere i furti, e un'auto a Cosio Valtellino. Una vera e propria razzia, e i carabinieri riuscirono a identificarli e ad assicurarli alla giustizia. Da lì, però, qualcosa è andato storto. Infatti, se due dei sei componenti della banda sono stati processati, per quattro di loro la giustizia è arrivata troppo tardi. Il giudice Daniela Bosio si è trovata costretta infatti a dichiarare non doversi procedere nei confronti di Dimache, Coderie, Sinan e Lepadat perché il reato loro ascritto è estinto per intervenuta prescrizione. Com'è stato possibile? Pare che il fascicolo sia passato ripetutamente da un tavolo all'altro, continui passaggi di giurisdizione che hanno allungato a tal punto i tempi da far sì che si arrivasse, pochi giorni fa, all'epilogo del caso