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6 lug 2022

In archivio il summit che ha blindato il Ceresio

Il vertice dei Grandi si è concluso con la firma della Dichiarazione di Lugano per ricostruire l’Ucraina

6 lug 2022

Finalmente dopo tanti mesi in cui si è parlato solo di guerra e distruzione a Lugano i grandi del mondo si sono riuniti per parlare della ricostruzione dell’Ucraina, alla presenza di una quarantina di Paesi – oltre a quelli Europei anche Usa, Canada, Giappone, Gran Bretagna – e una ventina di associazioni internazionali. Una due giorni di lavori su un Ceresio mai così blindato con lo spazio aereo chiuso al volo e sorvegliato dai caccia e 1.600 militari a presidiare vie e piazze, conclusa con la firma della "Dichiarazione di Lugano" che rappresenta l’inizio di un percorso per ricostruire un Paese che era tra i più poveri d’Europa e adesso è stato quasi completamente distrutto. Di fronte al primo ministro ucraino Denys Shmyhal i Paesi partecipanti si sono impegnati a prendere in carico una regione o un settore specifico e lavorare alla sua ricostruzione, ma il lavoro da fare è già tantissimo mentre la guerra non accenna a placarsi e anzi prosegue nella sua opera di distruzione. Il fabbisogno iniziale di infrastrutture in 104 miliardi di dollari. E ben 45 milioni di metri quadrati di spazio abitativo sono stati finora vittime dell’aggressione russa. Dovranno essere ricostruiti 656 ospedali, oltre 1200 istituti scolastici, 300 ponti, 12 aeroporti e quasi 25.000 chilometri di strade. In totale, Kiev e la Commissione UE stimano i costi per la ricostruzione dell’Ucraina tra i 500 e i 600 miliardi di euro. "Per questo diciamo che una vittoria dell’Ucraina sul campo di battaglia sarebbe un mezzo successo – ah spiegato il primo ministro ucraino, Schmyhal - Il restante 50% è rappresentato dal restauro e dalla ricostruzione del nostro Stato, dalla trasformazione della nostra economia, del settore energetico e delle infrastrutture". In cambio Kiev si è impegnata ad attuare le riforme e contrastare la corruzione. Ro.Can.

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