Frana in Val Bregaglia (Foto Facebook)
Frana in Val Bregaglia (Foto Facebook)

Chiavenna, 25 agosto 2017 -  Un fiume morto. Per la seconda volta nel giro di una ventina d’anni, il Mera in Valchiavenna ha subito una devastazione totale. La prima volta, nel ‘98, responsabile fu lo svaso della diga di Villa di Chiavenna, questa volta la frana devastante, milioni di metri cubi di massi e fango insieme a una gran quantità d’acqua, che ha spazzato via gran parte della Val Bondasca. È accaduto l’altro ieri mattina, quando il versante bregagliotto del pizzo Cengalo è collassato a valle, verso Bondo, il secondo paese della Svizzera dopo la dogana italiana di Villa di Chiavenna. «All’evento franoso si sono aggiunti i depositi dell’invaso di Villa Chiavenna le cui paratie sono state aperte proprio per far scorrere il materiale lungo il fiume», spiega il referente dell’Unione pesca sportiva di Sondrio Giorgio Lanzi. Un danno ambientale ingente: «Sono stati compromessi la fauna ittica e tutto l’ecosistema del corso d’acqua - precisa - Le concentrazione di solido hanno soffocato ogni forma di vita. In questo momento, i ragazzi dell’Ups sono al lavoro sul posto: ci sono pesci ovunque. Sono riusciti a salvare solo quelli che hanno trovato ancora vivi nelle pozze, ma è poca cosa in confronto alla moria che c’è stata».

Al momento, fare la conta dei danni è impossibile, anche perché «sembra che non sia ancora finita. C’è altro materiale che rischia di scendere. Di sicuro, per riportare la vita nel fiume ci vorrà molto tempo, sempre che la situazione si stabilizzi. Bisognerà ripristinare l’alveo. Anche il lago di Novate è stato interessato dall’accumulo di detriti. Senza contare i pescatori che perderemo», specifica Lanzi ricordando il 1998. Allora si verificò una situazione simile per colpa dello svaso della diga di Villa da parte dell’Enel. «Ci vollero anni per riportare la normalità», conclude. «Questo è il nostro destino, mettere le pezze, ma noi siamo più forti delle calamità - aggiunge il presidente Ups Valter Bianchini - Il fiume non esiste più dal confine di stato al lago, ma noi ricominceremo da capo a ricostruirlo. Credo non mancherà l’appoggio di Provincia, Cm, di Regione e spero che anche il Ministero dell’Ambiente si prenda a cuore il problema e che le autorità italiane e svizzere individuino azioni coordinate per gestire un fiume che è patrimonio collettivo. Noi lavoreremo, ma non senza che si ponga seriamente il problema di come gestire l’invaso di Villa che è stracolmo di limo», precisa Bianchini.