Fabio Ciapponi
Fabio Ciapponi

Sondriio, 6 gennaio 2018 -  Chi te lo fa fare? Più di una persona ha chiesto a Fabio Ciapponi il motivo che lo spinge a tornare così di frequente in Africa. A mettere la sua professionalità a servizio dei meno fortunati, dei bambini, delle comunità. Ma per l’“elettricista missionario”, titolare di una ditta di impianti a Sondrio, non si tratta di un sacrificio, al contrario.

«Ogni volta mi rigenero - spiega -. Lascio le montagne per incontrare spazi aperti, sconfinati, conoscere nuove persone, condividere esperienze, stupirmi della gioia con cui certi popoli affrontano la vita», nonostante tutto. Nonostante, ad esempio, la sieropositività. Affligge i 138 bambini ospiti dell’Aina Onlus Children Home di Meru in Kenya, sede dell’ultima missione di Ciapponi. Dopo un primo step nel 2017, ci è tornato tra novembre e dicembre 2018.

«È come se su questi bambini pendesse una sorta di spada di Damocle, eppure sono sereni, si divertono con poco. Ti chiedi come sia possibile», aggiunge il tecnico che fa parte di Esf, Elettrici senza frontiere, costola della francese Electriciens sans frontières. Nelle due settimane di trasferta africana si è occupato della revisione degli impianti fotovoltaici installati nel 2017, di varie manutenzioni e della formazione del personale in loco, così da renderlo autonomo.

«Ora che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo non dovrò più tornare, se non tra qualche anno o in caso di necessità», prosegue tracciando un bilancio positivo. Nonostante le preoccupazioni legate al recente rapimento della giovane cooperante italiana proprio in Kenya, «la trasferta è andata bene». «Esf garantisce un servizio security che quotidianamente ci mandava il bollettino sicurezza. Durante i giorni di sciopero che hanno provocato disordini non siamo andati in paese, ma non ho mai percepito pericolo, solo il fastidio per una corruzione dilagante e malcelata».

Ci racconta che per uscire dall’aeroporto con l’attrezzatura necessaria per i lavori hanno dovuto pagare 150 dollari.

«Altrimenti non ci avrebbero fatto passare, nonostante gli strumenti servissero per portare aiuto alla loro gente. E lo facevano senza vergogna, davanti a tutti. Non è accettabile». Più difficile, dal punto di vista della sicurezza, sarà la situazione che troverà nella Repubblica Centrafricana dove andrà a gennaio insieme all’organizzazioni non governativa Medici con l’Africa Cuamm. Ma nemmeno in questo caso sembra preoccupato. Altri progetti all’orizzonte riguardano la realizzazione di un impianto fotovoltaico con accumulo per l’ospedale di Chiulo, in Angola, che ora funziona con un generatore che, solo di carburante, costa diverse decine di migliaia di euro al mese. «Sarà il nostro progetto clou del 2019». Poi c’è quello in Uganda che, però, è ancora in fase di studio.