funerale don Roberto
funerale don Roberto

Cosio Valtellino (Sondrio), 18 settembre 2020  L'uscita del feretro dalla parrocchiale di Sant'Ambrogio a Regoledo, frazione di Cosio Valtellino di cui don Roberto Malgesini era originario, è stata accolta da scroscianti applausi dalle decine e decine di fedeli presenti sul sagrato che non hanno voluto mancare oggi pomeriggio per l'ultimo saluto al "prete degli ultimi", ucciso martedì mattina a Como, dove da qualche anno esercitava con tanta passione e impegno la sua missione nel nome del Signore.funerali don Roberto Malgesini

"Siamo una famiglia di Dio duramente provata, ma anche, in queste ore di sofferenza, teneramente amata. Siamo qui a pregare con don Roberto, a pregare per lui, a pregare nel suo ricordo per noi stessi. L'esempio di un fratello sacerdote ci aiuti a ricordare che salverà in eterno la sua vita chi la perde per Cristo. Ha lavorato generosamente per la diffusione del vangelo". Ha esordito così, poco dopo le 17 di oggi, il vescovo di Como, Oscar Cantoni, molto legato alla vittima. "Mi mancherà molto. Era un prete eccezionale. E' morto da martire", ci ha detto l'alto prelato al termine della funzione.

"Noi crediamo che anche l'anima del nostro don Roberto, uomo giusto e mite, sia nelle mani di Dio. E se anche la sua fine è ritenuta una sciagura, egli vive nella pace quale martire della misericordia - ha infatti affermato il numero uno della Diocesi comasca che comprende anche la Valtellina -. Noi tutti sappiamo quanto sia costoso accettare di vivere pienamente nel dono di noi stessi, amando sino alla fine nel nome di Gesù. Saremmo tentati di credere che la nostra vita vale per la lunghezza degli anni o per le opere che riusciamo a realizzare. Ma essa è feconda solo nella misura in cui è donata. Si tratta di infondere amore, giorno per giorno, con semplicità evangelica, andando oltre l'egoismo che ci rinchiude in noi stessi e non ci fa vedere le necessità dei fratelli, ci rende insensibili di fronte alle loro sofferenze".Funerale don Roberto Malgesini, folla e commozione

"Proprio qui, a Regoledo, nella sua famiglia e nella sua comunità cristiana, don Roberto ha compiuto i primi passi per imparare la faticosa arte del dono di sè. Ha cominciato ad apprendere dal vivo esempio dei suoi genitori e di quanti gli sono stati vicini la capacità di diventare puro pane spezzato che sazia la fame altrui, come Gesù. Ogni giorno, infatti, attorno a noi sperimentiamo una grande fame d'amore che domanda accoglienza, che auspica condivisione fraterna, che ricerca solidarietà, che chiede e offre persono, che esige di prendersi cura di ciascuna persona come se fosse l'unica".

false"Proprio al servizio di queste famiglie - ha proseguito il vescovo - don Roberto avrebbe manifestato in seguito la sua capacità di amare. Per fare un uomo ci vuole un villaggio, ci ricorda un proverbio africano. Per diventare un cristiano adulto nella fede è indispensabile una comunità, una famiglia innanzitutto che insegni e testimoni la legge dell'amore e del dono di sè agli altri. Nello stesso tempo, c'è bisogno di una comunità cristiana famiglia di famiglie, capace di autentici gesti di solidarietà e di amicizia sincera. In questa comunità parrocchiale di Regoledo don Roberto è stato generato alla fede attraverso il battesimo, ossia ha cominciato fin da piccolo a sperimentare che l'amore è da Dio".

Poi il vescovo, che ha concelebrato con il parroco del paese, don Vito Morcelli, e un'altra dozzina di sacerdoti, ha ricordato il percorso compiuto da don Roberto, ammazzato a coltellate da un tunisino in attesa di espulsione dall'Italia a cui lui aveva sempre fatto del bene.

"Anche a causa del buon terreno di questa comunità - ha sottolineato il vescovo nella sua omelia - che nel tempo ha dato alla Chiesa diversi sacerdoti, missionari, religiosi e religiose e altre persone consacrate, ha sviluppato quelle condizioni necessarie e indispensabili per diventare ministro del Vangelo, discepolo di Cristo, pastore. Lo ricordo negli anni della sua formazione presbiterale. Con quanta passione e gioia coltivava un'amicizia intima con il Signore, premessa indispensabile per divenire discepoli. Nello stesso tempo ammiravo con quanta affabilità condivideva la via dei suoi compagni di seminario, con i quali ha tessuto rapporti autentici di sincera e schietta amicizia fraterna nel Signore. Una dimensione che poi, in seguito, don Roberto ha saputo coltivare sostenendo altri sacerdoti in difficoltà".

false"Ordinato presbitero nel 1998, ha seminato tanto bene nelle due comunità a cui è stato inviato, a Gravedona prima, a Lipomo poi, in provincia di Como. Nel frattempo, in quegli anni, si è sentito chiamato a sviluppare un dono che gli sarebbe chiarito progressivamente e che ha coltivato come una vocazione nella vocazione, quella di condividere a tempo pieno nella città di Como la vita dei più poveri, dei senza dimora, dei carcerati, degli esclusi, dei ragazzi della tratta. Ha scelto allora, con il consenso e in comunione con il vescovo, di prendersi cura degli ultimi, singolarmente presi, di accettare anche le loro fragilità, offrendo in cambio accoglienza piena e amorevolezza, con una delicata attenzione d'amore ai singoli, subito attratti dalla sua singolare disponibilità ad accogliere tutti con gratuità e senza giudizio. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che don Roberto aveva preso sul serio le parole del Signore proclamate nel Vangelo: “Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”.

falseE papa Francesco ha sottolineato che siamo chiamati a scoprire Cristo nei poveri, a prestare ad essi la nostra voce nelle cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, comprenderli e accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro. Queste parole di papa Francesco sono la chiave per poter capire e gustare lo stile della vocazione pastorale di don Roberto". Imponente ma silenziosa la presenza di appartenenti alle forze dell'ordine, in particolare poliziotti e carabinieri in borghese, a vigilare che tutto filasse liscio, come effettivamente è stato.

Alla fine della toccante cerimonia funebre in lacrime anche il sindaco di Cosio Valtellino, Alan Vaninetti, che all'altare ha intonato alcuni canti e che, soprattutto, era molto amico del "prete degli ultimi" avendo condiviso con lui alcuni anni di seminario a Como, prima di ritirarsi e interrompere quel cammino.

"In questi giorni la nostra comunità cristiana, ma anche la nostra intera società, pure attonita e sconvolta per la tragedia subita, riscopre questo straordinario messaggio d'amore che don Roberto ha incarnato con disarmante semplicità e che egli rimanda a noi perché sia diffuso e moltiplicato. A noi tutti dunque il compito di proseguire con l'affabilità e la tenerezza di don Roberto nei confronti dei bisognosi, dei poveri in particolari, riconosciuti e accolti come la vera carne di Cristo. Una nuova primavera di grazia ci prepara il Signore attraverso il martirio di don Roberto. Non sciupiamo questa straordinaria, immeritata occasione, e ciascuno faccia la sua parte", monsignor Cantoni ha concluso così la sua sentita omelia, prima di lasciarsi andare, anche lui come tanti dei presenti, alle lacrime.