Svetlana Balica e Nicola Pontiggia
Svetlana Balica e Nicola Pontiggia

Cosio Valtellino (Sondrio), 13 settembre 2021 - Non c’è ancora, al momento, alcuna certezza, ma vari elementi portano a sospettare che le ossa trovate ai piedi di un burrone, sulle Alpi Orobie, a non molta distanza da Morbegno, in Valtellina, possano appartenere al cadavere, mai ritrovato, di Svetlana Balica, l’allora 44enne moldava scomparsa dalla sua casa di Cosio Valtellino fra l’ottobre e il novembre del 2017. A ritrovare i resti, una decina di giorni fa, sarebbe stato un cercatore di funghi impegnato in una battuta sulle montagne della Val Gerola e in quelle vicine della Valtartano, queste ultime in cui la donna andava spesso in una baita con il marito di Cosio Valtellino, Nicola Pontiggia, 55 anni, dipendente di un’importante impresa edile con sede a Morbegno.

Il fungiatt ha subito informato i carabinieri, i primi a indagare sul giallo. La Procura di Sondrio, all’epoca diretta dal dottor Claudio Gittardi, al termine di lunghe e scrupolose indagini aveva raggiunto il convincimento che l’uomo si era tolto la vita all’interno della ditta stessa, dove venne in effetti trovato schiacciato sotto un camion, dopo avere prima ucciso la bella consorte, forse strangolandola, per poi farne sparire il corpo, magari gettandolo in un burrone. Pontiggia era stato ripreso da una telecamera mentre trascinava un corpo all’interno del magazzino della società. Gli spostamenti successivi sono rimasti un mistero.
Insomma , Pontiggia si sarebbe, subito dopo essersi liberato del cadavere, suicidato inscenando un tragico incidente sul lavoro all’interno dell’azienda per la quale lavorava da tempo. Suicidio che sarebbe avvenuto in un momento in cui lui in ditta era previsto non ci fosse, in quanto giornata festiva. Dopo il ritrovamento della salma del coniuge e la scoperta dell’assenza da casa della moglie, che forse gli aveva manifestato l’intenzione di lasciarlo per contrasti nella coppia e di volere rientrare nella sua patria, era scattata un’imponente azione di ricerca da parte di centinaia di uomini.
In campo quelli del Soccorso Alpino della VII Delegazione di Valtellina e Valchiavenna, gli esperti militari del Sagf ossia il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, i Vigili del fuoco del distaccamento di Morbegno e del Comando provinciale di Sondrio, i volontari della Protezione Civile, i carabinieri di diverse caserme, esperti sub giunti anche da fuori provincia. Giorni e giorni a setacciare capannoni e ruderi abbandonati, pure con l’ausilio di addestrati cani molecolari, come quelli utilizzati per cercare a lungo la povera Yara nella Bergamasca, a perlustrare anfratti, grotte in montagna, canali e corsi d’acqua, pure sul fondovalle. Ma nulla. L’autentica task-force di circa 150 persone impiegata a lungo sul territorio non riuscì a rinvenire Balica. Un caso intricato, un giallo in Valtellina rimasto senza soluzione, nonostante un notevole sforzo di uomini e mezzi. E ora, a distanza ormai di tre anni, la possibile svolta. La speranza che quelle ossa ritrovate nel bosco non siano di un camoscio o di un cervo, ma di lei, di Svetlana.
«Alcuni anni fa - spiega la dottoressa Elvira Antonelli, magistrato facente funzione di procuratore di Sondrio - avevamo rinvenuto, sempre in un bosco, delle ossa che poi è stato possibile accertare trattarsi di un soldato morto in guerra. Anche ora abbiamo deciso di disporre attente analisi di laboratorio, per sapere con precisione se si tratti di ossa umane o no e, nel caso della prima ipotesi, in un secondo momento stabilire se siano della povera Svetlana. Il magistrato che si occupa del caso è in attesa dei risultati".