Sondrio, 10 marzo 2018 - La carenza di personale infermieristico, a Sondrio come nel resto d’Italia, «è peggiore di quella dei medici; semplicemente fa meno rumore, crea minor allarme sociale». A confermarlo è Claudio Bottà che si occupa della categoria per la Cgil. Secondo Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale delle Professioni infermieristiche (Fnopi), negli ultimi 7 anni, a fronte di un significativo aumento del bisogno di assistenza da parte della popolazione, le aziende del Servizio sanitario nazionale hanno rinunciato a oltre 12mila mila infermieri, il numero più grande di perdite di personale registrato da qualunque categoria faccia parte del servizio pubblico. Le 40 nuove assunzioni dell’Asst Valtellina Alto lario non risolvono il problema di fondo, legato alle lungaggini dell’iter dei bandi, a loro volta dovute alla scarsità di risorse.

«È difficile stabilire quante unità manchino complessivamente - prosegue Bottà -. La Regione ha determinati parametri che, però, non rispecchiano la realtà dei fatti. Per comprendere il reale bisogno legato alla mancanza di personale, basta contare le ore di straordinario non pagato e le ferie arretrate dei dipendenti. I numeri, decisamente elevati, e le lamentele che ricevo dai miei iscritti, dimostrano che siamo sotto organico. Ed è una condizione cronica, non acuta. Viene da lontano e vale per tutti i presidi ospedalieri della Valle». A ulteriore riprova di quanto affermato, cita un esempio: «Durante gli scioperi, si sa, bisogna garantire il numero minimo di infermieri. Bene, sono anni, ormai, che, in provincia, nessuno degli infermieri può scioperare, perché il numero minimo non è mai garantito», aggiunge.

«Tra il personale che cessa il servizio e i nuovi assunti non c’è un automatismo - conclude-. Passa parecchio tempo prima che il piano di assunzione dell’azienda venga valutato e si indica il bando. Bisogna avere più risorse da spendere per il personale, questa è la verità. La responsabilità è della Regione che, a sua volta, deve fare i conti con un fondo nazionale e una spesa pubblica improntata al risparmio. A volte, bisognerebbe fare delle scelte che coinvolgano gli stessi presidi». Inevitabilmente il discorso si sposta su quelli non indispensabili, responsabili della dispersione della già scarsa forza lavoro.