Formaggio bitto
Formaggio bitto

Sondrio, 23 settembre 2016 - Il bitto storico non esiste più, da oggi esiste lo «Storico ribelle». Dopo centinaia di anni (la prima testimonianza scritta risale addirittura al XVI secolo, da un autore esterno al territorio, Ortensio Lando, nel suo Commentario) il formaggio storico prodotto nelle Valli del Bitto, in provincia di Sondrio e controllato da un rigido disciplinare che ne garantisce l’unicità, non potrà più chiamarsi Bitto. Il cambio del nome, scelta obbligata (e auspicata mesi fa anche dall’assessore regionale all’agricoltura, Giovanni Fava) per non incorrere in violazioni di legge, verrà annunciato proprio oggi, al Salone internazionale del gusto di Torino - Terra Madre.

«Dopo anni di infruttuosi tentativi di differenziazione concordata dal Bitto dop (il cui disciplinare di produzione si allontana su punti cruciali dal metodo storico) il Bitto Storico deve rinunciare ad utilizzare il nome Bitto– spiegano dalla Rete “I territori del cibo”, che, come Slow Food, appoggia lo Storico, uno dei 400 Presidi alimentari mondiali – La Rete non può non esprimere rammarico per la mancata capacità delle Istituzioni di trovare una soluzione in grado di consentire l’uso legale della denominazione Bitto Storico e intende esprimere il pieno sostegno e solidarietà ai produttori e alla comunità dei sostenitori dell’ ormai ex Bitto Storico in quanto protagonisti di un’esperienza che, anche attraverso la conflittualità che l’ha accompagnata, mette in evidenza il valore cruciale di produzioni che si richiamano a valori territoriali e ai patrimoni culturali».

Il cambio del nome, da Bitto Storico a Storico ribelle, è stato registrato a luglio presso una Camera di commercio diversa da quella di Sondrio. «Lo abbiamo fatto per poter continuare a garantire la produzione storica – spiega Paolo Ciapparelli, presidente dei Ribelli del Bitto – Il nostro Storico è un simbolo di difesa della biodiversità, del pascolo d’alpe, dell’erba e dell’alpeggio. Siamo piccoli, ma forti. Con le nostre 1.500 forme vendute in tutto il mondo non abbiamo il timore di affrontare il mercato, pur decidendo di cambiare nome al nostro formaggio».