I carabinieri mettono i sigilli
I carabinieri mettono i sigilli

Berbenno (Sondrio), 15 gennaio 2020 - «Jessica non ha mai ricevuto una lettera di scuse, di richiesta di perdono, un segno di pentimento da chi le ha sparato a bruciapelo per ammazzarla. È stata operata prima di Natale, uno degli interventi più difficili l’ha definito il primario dell’ospedale di Trieste che ancora non si sbilancia sull’operazione durato oltre due ore e mezza. All’orecchio destro, per una grave lesione al timpano. Non c’era più la membrana, spappolata per i colpi di pistola. Ora dall’orecchio destro non ci sente più...». A raccontare è Paola Biagi, la mamma di Jessica Maurovich, la 29enne triestina, vittima la sera del 26 giugno scorso del tentato omicidio da parte del convivente, l’avvocato di Berbenno, Riccardo Tarotelli, 41 anni, dal quale voleva separarsi dopo una relazione durata circa 4 anni.

«A dicembre abbiamo vissuto in apprensione - spiega la donna - quando abbiamo saputo che Tarotelli, tramite il suo legale, aveva fatto domanda per essere scarcerato e ottenere i domiciliari. Mia figlia, che ritengo una miracolata e io fortunata per poterla ancora abbracciare, è sopravvissuta a quel tentativo di ucciderla e ha una forte paura che quell’uomo violento possa, un giorno, farle dell’altro male. Ci siamo sentiti sollevati, quando il giudice di Sondrio ha respinto la domanda». La madre dell’ex pallavolista, dice che la volontà della giovane «di troncare la relazione era stata ponderata, assunta tempo prima del grave fatto di sangue, ma comunque sempre troppo tardi. Già al primo episodio di violenza, avrebbe dovuto mollarlo. Sperava, invece, che le cose potessero sistemarsi». «Quando si sarà ripresa - aggiunge - Jessica inizierà una nuova vita, alla ricerca di un’occupazione che l’aiuti a evadere dai pensieri. E poi il tempo farà il suo prezioso lavoro, anche se la ferita, metaforicamente parlando, resterà per sempre. La sua famiglia le è sempre vicino».