Alcuni finanzieri mentre in caserma controllano documenti
Alcuni finanzieri mentre in caserma controllano documenti

Chiavenna, 20 maggio 2020 - Un avvocato della Valchiavenna, nel maggio 2019 autosospesosi dall’Ordine, in qualità di amministratore di sostegno, approfittando dello stato di incapacità della sua assistita e presentando dei rendiconti risultati fasulli al giudice tutelare, si sarebbe appropriato delle risorse dell’anziana (morta nel 2018) che amministrava dal 2016. Le indagini della Tenenza della Guardia di Finanza di Chiavenna, con la sezione di Polizia Giudiziaria della GdF del Tribunale, coordinate dal sostituto procuratore Marialina Contaldo, sono sfociate ieri nell’esecuzione del sequestro preventivo di quasi 95mila euro a carico dell’insospettabile legale, Riccardo Gianera, 45 anni, di Madesimo (due volte candidato sindaco), sino al 2018 vicepresidente della Casa di riposo di Chiavenna, su provvedimento firmato dal giudice Pietro Della Pona.

"L’avvocato - spiega il comandante provinciale, colonnello Antonello Reni - con spregiudicata consapevolezza, applicava le regole proprie dell’amministrazione di sostegno eludendone le finalità di tutela dell’assistita allo scopo di frodare la donna affidata alle sue cure, nonchè il giudice tutelare. L’indagato, che ben conosceva le “regole del gioco“, considerata la professione esercitata, utilizzava le sue conoscenze giuridiche per i suoi scopi illeciti, così perpetrando gravi reati in danno della vittima. L’avvocato, nella sua veste di pubblico ufficiale, mediante la circonvensione della pensionata, si è impossessato di ingenti somme di denaro, per un totale minimo di 94.906 euro, commettendo il reato di peculato. Illecito doppiamente offensivo: sia del buon andamento della pubblica amministrazione, sia degli interessi della persona che si è vista spogliare di tutto il suo patrimonio".

"Presentava in ritardo i rendiconti annuali al giudice tutelare - sottolinea il comandante della Tenenza GdF di Chiavenna, Enrico Caputo - e con falle. Ha addirittura sostenuto l’esistenza di un fondo a favore della pensionata, per giustificare un ammanco di 29mila euro: in banca non esisteva il denaro dell’asserito accantonamento. La documentazione, prodotta al giudice, che attestava l’esistenza del fondo, si è rivelata falsa, da qui pure l’accusa di truffa processuale. In un caso affermò di avere sostenuto spese dentistiche ingenti per l’assistita: è emerso che, in realtà, aveva speso meno della metà di quanto dichiarato. Emetteva assegni della donna, tra i quali uno di 34mila euro, arrivando a prosciugarne il conto.

La banca, allora, inibì la titolare del conto corrente dall’emettere altri assegni e il professionista, per non destare sospetti, reintegrò lo scoperto con i soldi ottenuti da un suo amico pregiudicato, ora indagato in un’altra inchiesta per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche da parte di aziende agricole. Tengo a sottolineare che un grosso contributo all’indagine è stato dato dalla sezione Pg della GdF in forza alla Procura, presso il Tribunale, guidata dal collega Elvis Spagnolatti". Quando già sapeva di essere finito nel mirino, non dimostrandosi minimamente scosso, avrebbe, secondo gli investigatori, operato delle cessioni patrimoniali che ora sono al vaglio degli inquirenti per la possibile revoca: ritengono che, probabilmente, sono state effettuate per sottrarre il patrimonio all’esecuzione cautelare. "Siamo ancora in fase d’indagine - si è limitato a dirci Gianera, raggiunto ieri al telefono - e al momento, d’intesa con il mio legale, non intendo rilasciare alcuna dichiarazione. C’è ancora un segreto d’ufficio che voglio rispettare. Sono al corrente, però, della comunicazione resa dalla Guardia di Finanza".