Sesto San Giovanni (Milano), 14 marzo 2018 - "Un danno arrecato all’esclusivo patrimonio di Bic La Fucina, con riferimento all’erogazione societaria del compenso riconosciuto a Di Stefano, non è in questa sede provato". La Corte dei Conti ha respinto l’accusa di danno erariale nei confronti del sindaco Roberto Di Stefano, che all’epoca era consigliere comunale di Forza Italia e contemporaneamente amministratore delegato della società, che aveva tra i soci la Provincia di Milano e il Comune di Sesto. "Finalmente si chiude uno spiacevole episodio e viene ripristinata la verità – commenta il primo cittadino -. Sono stato assolto con formula piena, rigettando nel merito l’accusa legata alla vicenda dell’emolumento percepito quando ero amministratore della società. Dopo mesi di insulti, strumentalizzazioni, richieste di riferire in aula, vergognosi attacchi, si pone fine alla macchina del fango".

La magistratura contabile ha escluso che ci sia stato un rapporto di causa-effetto tra le somme percepite da Di Stefano e il fallimento di Bic La Fucina. Non entra invece nel merito, per mancanza di competenza, sulla correttezza in sé dell’emolumento. "La Corte dichiara il proprio difetto di giurisdizione sulla domanda formulata quale danno al patrimonio della società Bic La Fucina e rigetta nel merito la domanda formulata quale danno al valore della partecipazione di soggetti pubblici quotisti", si legge nel dispositivo. L’incarico all’esponente di Forza Italia non ha fatto traballare i conti della società, già precari. "Difatti, le difficoltà economico-gestionali che hanno portato al fallimento della Bic La Fucina (ben fotografate dalla delibera del 2014 della Sezione regionale controllo di questa Corte), e quindi alla perdita di valore delle quote dei soggetti pubblici soci, non sono certo riconducibili, sul piano causale, a tale minimale", scrivono i giudici, "ma a ben sostanzialmente diverse cause e reiterate (cattive) scelte gestionali". Quanto al compenso è "opinabile" che sia stato "non dovuto", "ma sul merito la Sezione (della Corte dei Conti, ndr) non può entrare". "La sentenza, oltre a ribadire che non c’è stato né dolo né danno, chiarisce che il procedimento non doveva nemmeno iniziare, evidenziando un difetto di giurisdizione sulla domanda formulata – conclude Di Stefano -. A sinistra dovrebbero chiedermi scusa. Continuerò la mia attività da sindaco con ancora più forza e consapevole di aver sempre detto la verità ai miei concittadini, a differenza di altri".