Simone Leo, 41 anni, cinisellese d’adozione
Simone Leo, 41 anni, cinisellese d’adozione

Cinisello Balsamo (Milano), 13 maggio 2019 - «Quanta  distanza deve percorrere un uomo per poter affermare di conoscere veramente se stesso?». C’è tanta filosofia nelle parole che Simone Leo, ultrarunner cinisellese 41enne, ha messo nero su bianco nel suo libro dal titolo «Spostando il Limite» (ExCogita editore), nei giorni scorsi presentato al Salone del libro di Torino. Uno scritto dedicato alla corsa che si è trasformato in un lungo viaggio alla scoperta di un’interiorità che ognuno di noi troppo spesso ignora o sopisce. Leo è un ferroviere di origini novaresi, trapiantato a Cinisello per motivi di lavoro ormai molti anni fa. Trascorre le sue giornate guidando treni, ma appena può indossa le scarpette da running e corre, ogni giorno cercando di spostare quel limite che ognuno di noi si pone nel caos della quotidianità. Simone è uno di quelli che soltanto una quindicina d’anni alla domanda «facciamo una camminata?», avrebbe risposto «nemmeno per scherzo». Una decina d’anni fa le prime corse, per sconfiggere la “ciccia” che ormai lo aveva portato a pesare più di 100 chili.

Poi le gare nelle quali ha scoperto un altro mondo, ma soprattutto un altro sè. Oggi Simone è l’unico ultrarunner ad avere corso e completato tutte le “sette sorelle”, le sette gare di ultra maratona più dure al mondo. «Non sono un uomo da record, ma uno di quelli che soffre e arriva in fondo, perché l’endurance è prima di tutto una questione di testa e di spirito. Quando il tuo corpo ha dato tutto, se non hai la testa non riesci più ad andare a vanti». Nel suo libro d’esordio, che ha la prefazione di un altro runner vero, l’attore Giovanni Storti, Simone ha cercato di raccogliere tutte le lezioni positive che la corsa e lo sport più in generale hanno portato nella sua vita di tutti i giorni. «L’ultramaratona è un po’ la metafora della vita, sebbene concentrata in poche ore – dice - ti rimane dentro come succede con le cose belle che vivi e non riesci più a dimenticarla. Spostare di volta in volta il mio limite nella corsa mi è stato d’aiuto per capire che in realtà non esistono limiti anche nella vita. Bisogna solamente desiderare fortemente le cose e lavorare per portarle a termine. È per questo che alla fine di una gara anche i problemi più importanti sembrano sparire».