filomena giannattasio sesto - per stimolo/cerri - foto spf
filomena giannattasio sesto - per stimolo/cerri - foto spf

Sesto San Giovanni, 20 marzo 2016 - Quando l’ufficiale giudiziario ha bussato alla sua porta, giovedì mattina, Filomena Giannattasio sapeva già a cosa andava incontro: doveva lasciare immediatamente la casa, in cui aveva abitato negli ultimi dodici anni e mezzo. Dopo un paio di rinvii, era arrivato il giorno dello sfratto esecutivo: inevitabile, a dispetto della sua età e delle sue condizioni fisiche. Settant’anni, pensionata invalida civile per disturbi alle articolazioni, Filomena non era nemmeno morosa, ma è finita comunque in mezzo alla strada per fine locazione: «Ho sempre pagato l’affitto, anche quando cominciava a diventare alto rispetto alla mia pensione» racconta con orgoglio l’ex bidella all’Erasmo da Rotterdam. Il suo unico torto: non essere riuscita a rilevare l’alloggio a canone concordato che le era stato assegnato per dieci anni, in base a un accordo tra il Comune e alcuni costruttori.

«Chi ha potuto se l’è comprata, chi mi dava i soldi? Ho una pensione che non arriva a mille euro al mese, ne pagavo 350 di affitto e spese, ho aiutato i miei figli - spiega -. Come li pago adesso 500-600 euro al mese di affitto? A meno non trovi nulla. Una mia amica è in una casa Aler a 250 euro: ecco, anche io ne vorrei una così. Mica gratis, ma quello che posso dare». E invece. «In Comune non mi hanno nemmeno ricevuto, hanno aperto un nuovo bando per le case popolari, devo ripresentare la domanda. Però sapevano che quegli affitti scadevano: perché non ci hanno dato una mano?». Le nuove politiche sull’emergenza casa non lo prevedono: precedenza assoluta alle famiglie con bambini. E Filomena una pensione ce l’ha, anche se non sufficiente a mantenersi. Nella tremenda gara tra poveri, è messa meglio di tanti altri. «Ho sette figli, metà stanno a Napoli, gli altri qui, ma vivono in case piccole con le loro famiglie. Sa quanti nipoti e pronipoti ho? Ventotto, altri due ne stanno per arrivare: fanno trenta. Queste due notti sono stata a casa di un mio figlio, su una brandina nel cucinino, ma è per pochi giorni: non possono ospitarmi e io non voglio essere un peso per loro».

Così Filomena ha deciso portare tutte le sue cose nella palazzina occupata in viale Italia 208: rete e materasso per iniziare. «Il giorno prima dello sfratto ho messo tutto nel box di una mia amica. Adesso cerco di sistemarmi qui: verranno altre famiglie, ci sono i senzatetto che stanno in stazione, non è una reggia ma io sono contenta. Se ho la mia stanza, anche solo con un fornellino per cucinarmi qualcosa, mi arrangio». Ieri, di prima mattina, si è messa a ripulire lentamente il piano terra. Insieme a lei, altri sfrattati, qualcuno dell’Unione inquilini e, dal pomeriggio, anche i ragazzi del collettivo studentesco. «Qui faccio la nonna? Lo sono già, mi piace stare con i bambini e i giovani. Certo vorrei una casa mia, ma almeno non sarò in mezzo alla strada».

patrizia.longo@ilgiorno.net