Sesto San Giovanni (Milano), 6 settembre 2018 - Il murales con la scritta in alto “Aldo dice 26x1” non c’è più. Al suo posto, sulla porta di ingresso, solo vernice bianca. Finestre e vetrine sono state murate. E tutti i segni del passato di occupazione sono stati cancellati. Ora appare così l’edificio Alitalia, 7mila metri quadrati di ex uffici su sei piani che per 48 ore sono stati abitati come residence sociale prima dello sgombero di lunedì mattina. «Esteticamente non è il massimo, ma abbiamo sigillato e messo in sicurezza l’immobile da eventuali altri ingressi abusivi», commenta l’assessore all’Urbanistica Antonio Lamiranda. Nuovamente e desolatamente vuoto riappare il palazzone, una delle tante sedi aziendali dismesse in città e, in particolare, nella zona di viale Marelli. Famiglie senza casa e case – in questo caso, uffici – senza persone. Segno dei tempi e segno di una Sesto che oltre ad avere perso le fabbriche ha perso anche tanto terziario. L’obiettivo è riportare gli immobili a nuova vita.

«Nel nuovo Pgt prevederemo molta sostituzione edilizia e riqualificazione degli stabili fatiscenti o non in uso, incentivando l’intervento – annuncia Lamiranda –. Economicamente, attraverso sgravi dove possibile e rendendo meno conveniente mantenerli senza funzione, neutralizzando il valore comemrciale». L’ex Alitalia è un palazzone dismesso dal 2010, già occupato dal collettivo “Aldo dice 26x1” dal 2014 al 2016. «Abbiamo già contattato l’amministrazione straordinaria della società. Nei prossimi giorni avremo un incontro proprio per definire il futuro dell’edificio». Il Comune chiede una riqualificazione, ma l’ufficio legale di Alitalia fa sapere che, in realtà, qualche bozza su cui muoversi potrebbe esserci già. «Ci hanno detto che degli studi di fattibilità erano già stati richiesti dalla passata amministrazione, che poi aveva fatto cadere l’argomento. Riprenderemo il discorso da questi documenti, chiedendo ad Alitalia quali sono le loro intenzioni. Noi qualche idea l’abbiamo». Si guarda al ricettivo, in una zona che ha attirato già alberghi e B&B. «Siamo aperti anche a un residence sul modello di quello di piazzale Udine a Milano, dove è stato trasformato uno stabile dismesso. Abbiamo anche avuto richieste e contatti, sempre per funzioni ricettive e alberghiere, per l’ex sede Wind. Non siamo contrari ai cambi di destinazione d’uso, purché coerenti con la conformazione del quartiere e con il nuovo Pgt».