Gueddouda Boubakeur insieme a  don Leone alla firma dell’accordo col Decanato
Gueddouda Boubakeur insieme a don Leone alla firma dell’accordo col Decanato

Sesto San Giovanni (Milano), 7 dicembre 2019 - La mattina l’hanno passata a Roma, per un riunione con gli avvocati dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha ridiscusso lo stop alla moschea deciso dall’amministrazione ormai oltre due anni fa. Una sentenza complessa e articolata, che in queste ore è letta in modo non univoco dalla politica, che si sta nuovamente dividendo tra «team centro islamico» e «team Giunta». 

«Una sentenza difficile, soprattutto in alcuni punti. Ma il dato di fondo è molto chiaro: le esigenze costituzionali di una parte di cittadini di questo Comune devono essere garantite dall’amministrazione – commenta Gueddouda Boubakeur, presidente del centro culturale islamico – A livello tecnico, i giudici stabiliscono che la convenzione, stipulata con il municipio, è confermata. Non siamo invece d’accordo con la decisione di definire decaduto il titolo edilizio». Tuttavia, il Consiglio di Stato l’ha ribadito più volte: la norma urbanistica soccombe, perché la materia non è solo urbanistica. Tradotto: in gioco non c’è il permesso a costruire di un villetta, ma i diritti individuali e la possibilità di avere un luogo di culto di una comunità.

«Per noi si tratta di un’esigenza, non di un lusso. Non vogliamo comprare una Ferrari – continua Boubakeur – Abbiamo intrapreso, anni fa, un percorso con l’istituzione e vogliamo portarlo avanti, indipendentemente dal colore della Giunta». Il diritto di superficie, in via Luini, era stato concesso per 50 anni dalla maggioranza del Consiglio comunale nel 2012, sotto la giunta Oldrini. A dicembre 2013 il Comune aveva approvato lo schema di convenzione e nel 2015 la struttura temporanea sempre in via Luini, accanto al cantiere, era stata adibita a sala di preghiera, dopo lo sfratto da via Tasso, dove la comunità musulmana locale è stata in affitto per 20 anni. 

«Quella di via Luini è un’occasione per risolvere un problema che ha la città. Così, deve essere vista anche oggi». La futura moschea era stata progettata come una costruzione su 2.450 metri quadri con pareti fatte di vetri, «proprio a significare la nostra trasparenza. Tutti potranno vedere cosa accade dentro. E tutti saranno accolti: per questo avevamo previsto servizi come ristorante e biblioteca». Del resto, già da anni, sono decine le iniziative aperte alla città, alcune in collaborazione anche con il Decanato. Tra le questioni sollevate dall’amministrazione ci sono i 320mila euro di oneri e monetizzazioni non ancora versati per interpretazioni diverse tra centro islamico e uffici. Già il 28 aprile 2018 il centro aveva formulato un’offerta reale di pagamento della somma in discussione. 

«Siamo pronti a pagare, lo ribadiamo anche oggi», fa sapere Boubakeur. Una vicenda che sta mettendo a dura prova la comunità musulmana sestese, da anni in cerca di una sede definitiva e da anni, ormai, in contenzioso con il Comune. «Sopra il Consiglio di Stato esiste solo Dio – ironizza il presidente – Come minimo adesso ci aspettiamo la convocazione per un incontro con l’amministrazione, con il sindaco o l’assessore alla partita. Noi siamo qua e attendiamo di poterci finalmente sedere a un tavolo per parlare insieme».