La maxi moschea al Restellone sembra  destinata  a rimanere un plastico
La maxi moschea al Restellone sembra destinata a rimanere un plastico

Sesto San Giovanni (Milano), 9 dicembre 2019 - Non solo in questi giorni gli uffici ridetermineranno il provvedimento finale di stop alla grande moschea di via Luini, ma daranno anche avvio alla procedura per la soppressione di quella provvisoria. Il Comune va avanti, insomma, con la ruspa anche dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha in parte rigettato il ricorso presentato dall’amministrazione dopo la sconfitta al Tar dell’anno scorso. «I giudici hanno parzialmente accolto le nostre istanze, certificando la decadenza del permesso a costruire. Ci hanno però detto che la procedura fino oggi adottata dall’ente è viziata e, quindi, ha provveduto ad annullarla – spiega l’assessore all’Urbanistica Antonio Lamiranda -. Non è stata però messa una pietra tombale: il Consiglio dice che è nei diritti del municipio la riedizione del provvedimento».

Così, gli uffici avvieranno una nuova procedura di decadenza, seguendo le formalità prescritte: significa far precedere l’atto dall’avviso di avvio dell’iter al centro culturale islamico. «Il Consiglio di Stato ha scritto chiaramente che nell’aprile 2016, quando governava il Pd, la comunità non ha iniziato i lavori di costruzione della moschea nel termine di 6 mesi dal rilascio del permesso – continua Lamiranda -. Se non si rispetta il termine tassativo, il titolo decade. Come potrà la comunità islamica costruire la moschea se non ha più il permesso di costruire valido ed efficace?» Un vicolo cieco, secondo l’esponente di FdI. «Se il centro iniza i lavori, fa un abuso edilizio. La comunità musulmana non può costruire pur avendo riconosciuto il Consiglio di Stato che sussiste ancora il diritto. Ma è un diritto potestativo, un’aspettativa, perché non esiste più lo strumento urbanistico per poterlo fare in questo momento. E non per colpa di questa amministrazione ma per evidente incapacità di chi non è riuscito a partire col cantiere».

Eppure il provvedimento del Comune, la decadenza del titolo edilizio, è ritenuto troppo sbilanciato e sproporzionato dai giudici. Che fanno pesare diritti individuali e libertà di culto, invitando espressamente l’amministrazione a trovare una strada che applichi «penali» meno «pregiudizievoli della libertà di culto». Tuttavia, la Giunta non ha la minima intenzione di sedersi a un tavolo. «Rinunci la comunità locale a voler trasformare Sesto in un centro di attrazione dell’Islam e si troverà la soluzione urbanistica, Consulta permettendo, per individuare un’area conforme nel nuovo Pgt per tutte le religioni e le fedi presenti a Sesto – replica Lamiranda -. Potrebbe essere uno spazio di condivisione delle fedi come a Gerusalemme». Intanto, il centro culturale islamico si appresta anche a ricevere dal Comune l’intimazione a fermare le attività all’interno del prefabbricato di via Luini «per scadenza dei termini della convenzione».