Sesto San giovanni (Milano), 10 marzo 2018 - Contrordine, la grande moschea si può realizzare. A dirlo è il Tar (Tribunale amministrativo regionale) che ieri si è espresso sul ricorso presentato dal Centro Culturale Islamico sestese contro le delibere con cui il Comune aveva dapprima messo in mora l’associazione e poi decretato la decadenza della convenzione per l’edificazione del luogo di culto in via Luini. Il Tar pare dare ragione su tutta la linea agli islamici, di fatto affermando che il diritto al culto è superiore a ritardi o omissioni di pagamento. Così, ha accolto il ricorso presentato in autunno dagli avvocati milanesi Carlo Cerami e Valentina Vavassori. Almeno sulla carta, la convenzione firmata nel 2013 tra Comune di Sesto San Giovanni e centro culturale islamico ora torna completamente valida e il progetto per la moschea riprende a decollare.

Nelle motivazioni adottate dalla seconda sezione del Tar assume particolare valore, per esempio, quella in cui i giudici scrivono che «il Comune sembra aver confuso la prova della gravità dell’inadempimento, che avrebbe giustificato l’estinzione del diritto di superficie, con la prova di ciò che in concreto si è realmente verificato, ossia un danno patrimoniale a cagione del mancato pagamento di 320.000,00 euro». «Abbiamo sempre creduto nella giustizia italiana e con serenità accogliamo questa decisione – spiega l’Imam sestese Abdullah Tchina -. A Sesto San Giovanni tutti ci conoscono per le cose che facciamo e per la collaborazione con le istituzioni. Dunque lo saremo ancora di più oggi, con la finalità del bene comune».

Parole che non scalfiscono la determinazione del sindaco Roberto Di Stefano convinto di aver agito nel giusto: «È una sentenza chiaramente politica che preclude la libertà dell’amministrazione comunale di assumere decisioni, ma soprattutto va contro la volontà dei cittadini di Sesto che a grande maggioranza si sono espressi contro questo progetto, nelle diverse tornate elettorali – afferma -. Si riconosce all’associazione islamica il diritto di proseguire con un progetto anche dinanzi a gravi inadempimenti economici e urbanistici, mentre non si riconosce ai cittadini il diritto a decidere il futuro della loro città».

Il sindaco ha dato mandato ai legali di studiare gli atti per proporre appello al Consiglio di Stato: «Una cosa deve essere chiara ai cittadini, finché ci sarò io la grande moschea non si farà. Sono pronto a usare ogni mezzo in mio possesso». Dal Pd arriva un invito all’umiltà: «Come abbiamo sempre detto la decisione presa dalla giunta, compresi i moderati civici, era strumentale e basata su presupposti errati – attacca la capogruppo Pd Roberta Perego - Abbiamo invocato invano il dialogo. Non ci hanno ascoltati. E ora ne risponderanno di fronte alla città. Cosa diranno tutti all’intera comunità per sempre segnata dell’arroganza di questa maggioranza?»