di Laura Lana Dopo la lunga battaglia dell’Unione Inquilini e dei comitati per il diritto alla casa, anche il Codacons scrive all’amministrazione sestese. La lettera prende come esempio la storia di Cesare, "disabile al 100%, costretto a vivere nel palazzo del degrado con il rischio di sfratto". Il palazzo in questione è l’ex capannone di via Sacco e Vanzetti, ormai da anni conosciuto come la Casa Rossa Rossa, occupata da decine di persone, italiane e straniere, sestesi e non, rimaste senza un tetto. Lo...

di Laura Lana

Dopo la lunga battaglia dell’Unione Inquilini e dei comitati per il diritto alla casa, anche il Codacons scrive all’amministrazione sestese. La lettera prende come esempio la storia di Cesare, "disabile al 100%, costretto a vivere nel palazzo del degrado con il rischio di sfratto". Il palazzo in questione è l’ex capannone di via Sacco e Vanzetti, ormai da anni conosciuto come la Casa Rossa Rossa, occupata da decine di persone, italiane e straniere, sestesi e non, rimaste senza un tetto. Lo sfratto è in realtà lo sgombero, annunciato ormai da quasi un anno, vale a dire da quando una società privata ha acquistato l’immobile all’asta, manifestando alla Prefettura e al Comune l’intenzione di prenderne possesso e di liberare i locali. Tra le richieste della Prefettura di ricollocare i residenti e l’emergenza sanitaria che ha sospeso le operazioni di sgombero e sfratto – come quella dal residence di via Puccini – la situazione è rimasta in sospeso anche alla Casa Rossa Rossa. "Comune e Regione non possono abbandonare i cittadini più deboli – scrive il Codacons -. È dovere morale aiutare chi è in difficoltà". Nella lettera, l’associazione chiede così all’amministrazione di trovare una soluzione. Tra le persone che ancora oggi vivono nella Casa Rossa Rossa c’è Cesare, detto Rino.

"A causa della malattia e della crisi si è trovato a vivere, o sarebbe meglio dire sopravvivere, da abusivo in un luogo di fortuna. Si può davvero parlare di sopravvivenza viste le condizioni della struttura, dove le stanze sono infestate da topi, scarafaggi, con bagni in comune, non accessibili a persone che si muovono in carrozzina". L’associazione intende agire per Cesare e per tutti coloro che si trovano nelle sue condizioni. "Quanto accade non può essere tollerato in un Paese civile come il nostro. La grandezza di una democrazia si vede solamente nel momento in cui essa aiuta le persone più in difficoltà, quelle che si trovano senza un lavoro, ma anche in condizioni di salute precarie, come quella di Cesare", commenta Marco Donzelli, presidente del Codacons. Si chiedono soluzioni veloci. "Il serio rischio è che lo stabile venga liberato dagli abusivi, Cesare si trovi costretto a vivere per strada, con tutte le difficoltà del caso vista e considerata la sua malattia". Già nei mesi scorsi gli abitanti del magazzino erano diminuiti e l’amministrazione aveva spiegato che per i residenti sestesi erano state prospettate e trovate alternative, mentre per il resto degli occupanti si attendevano gli interventi dei rispettivi Comuni di residenza, come quello di Milano.