Sono almeno  almeno 53 le persone infettate nei confini del Nord Milano
Sono almeno almeno 53 le persone infettate nei confini del Nord Milano

Bresso (Milano), 15 agosto 2018 - Cinque persone decedute in seguito a complicazioni da legionellosi. Un bilancio di almeno 53 persone infettate nei confini del Nord Milano tra il 10 luglio e il 13 agosto. Il timore peggiore dei cittadini dinanzi a un’emergenza sanitaria di questo tipo è che non possa mai avere fine. E che il batterio si sia insidiato così nel profondo sul territorio da entrare in azione dove e quando meno ci si aspetta. Un’emergenza infinita.

Il caso di contagio di lunedì, quando un artigiano di Cinisello Balsamo si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Bassini con i sintomi della legionella, e la morte del bressese di 70 anni a Catanzaro, dove era arrivato malato, hanno riacceso le paure dei cittadini che si attendono risposte rapide e certe sulla causa di questa eccezionale epidemia. La più grave mai accaduta in Italia.

Il Comune di Bresso (centro dell’epidemia con 52 infettati, il caso cinisellese potrebbe essere isolato), i tecnici dell’Ats e tanti volontari di protezione civile e Croce Rossa sono impegnati da oltre un mese. Ma la regia degli interventi è affidata a Regione Lombardia. L’assessore al Welfare Giulio Gallera sta seguendo l’emergenza bressese fin dal principio attraverso l’azione dell’Ats. Il numero di pazienti ancora in cura negli ospedali è ormai di meno di cinque unità. Ma rimane il lavoro più difficile: scoprire la causa e trovare la cosiddetta “pistola fumante”, ossia il luogo nel quale si è sviluppata la carica batterica fuori norma.

Assessore, qual è il ruolo di Regione Lombardia in questo momento?

«Regione Lombardia svolge la sua funzione sul territorio attraverso l’Ats Città Metropolitana, che ha istituito 3 task-force multidisciplinari e operative 24 ore su 24. Stanno continuando a lavorare in modo integrato e sinergico occupandosi della sorveglianza epidemiologica, delle indagini ambientali e delle analisi di laboratorio. La problematica è infatti di una complessità tale da richiedere la messa in campo di molteplici professionalità, appartenenti a più servizi. Gli operatori Ats si stanno focalizzando sulla identificazione delle possibili fonti ambientali dell’epidemia».

A più di un mese dai primi casi di legionellosi non si è ancora trovata la causa. Molti rappresentanti delle autorità sanitarie dicono che i tempi saranno lunghi e che ci vorrà un task force al lavoro per mesi. State valutando come Regione un piano straordinario per questo impegno?

«L’impegno profuso dalla Regione tramite l’Ats Città Metropolitana è massimo. In questo momento non è necessario prevedere fonti di finanziamento straordinarie, in quanto le forze in campo sono sufficienti per fronteggiare questa situazione. Nel caso in cui emergessero eventuali necessità, sicuramente la Regione sarà pronta a fare tutto quello che è necessario per poter dare delle risposte certe ai cittadini di Bresso. Di questo ho già avuto rassicurazioni da parte del presidente Fontana e dell’assessore Caparini».

Nel corso delle indagini si è evidenziata la possibilità che a provocare l’infezione possa essere stato il malfunzionamento di una torre di raffreddamento. Cosa ne pensa?

«In realtà, per essere precisi, l’ipotesi non riguarda il malfunzionamento di una torre di raffreddamento, bensì la possibile dispersione di aerosol contenente goccioline di acqua contaminate da legionella durante eventi atmosferici importanti, come ad esempio i forti temporali che si sono verificati ad inizio di luglio. In queste situazioni si possono infatti verificare delle turbolenze anomale, che alterano la circolazione atmosferica in prossimità delle torri di raffreddamento, facilitando la fuoriuscita di aerosol. L’aerosol, se contaminato da legionella, può essere quindi causa di epidemie di legionellosi. Si tratta peraltro di eventi già segnalati nella letteratura scientifica internazionale».

Si tratta di impianti non censiti. Non valuterebbe utile una norma che ne imponga la segnalazione ai Comuni per conoscere i numeri e le condizioni degli impianti sul suolo lombardo?

«Le attuali Linee Guida per la Prevenzione e il Controllo della Legionellosi del 2015, costituiscono un documento di riferimento che prevede tra l’altro la predisposizione e la tenuta di “Catasto” delle torri di raffreddamento ad umido e dei condensatori evaporativi a cura delle Amministrazioni Locali, catasto da implementarsi mediante la notifica da parte dei responsabili degli impianti di raffreddamento. Si tratta però di un documento di riferimento e non di una norma di legge, per cui Regione Lombardia sta valutando l’opportunità di regolamentare a breve, attraverso un provvedimento specifico, questa tematica».