Giuseppe Cicciù
Giuseppe Cicciù

Cologno Monzese (Milano), 8 febbraio 2020 - Giovedì sera , a poche ore dal disastro ferroviario, il cortile di via Turati si è riempito di gente. Parenti, amici, vicini, semplici conoscenti hanno voluto salutare Giuseppe Cicciù e sostenere la famiglia. Un abbraccio, una preghiera, un semplice sguardo in silenzio. In quello stesso cortile, ormai svuotato, resta lo stesso silenzio. "Una tragedia. Di uomini così non ce ne sono tanti al mondo. Avete capito", dice un’anziana che ritroviamo pochi minuti dopo nella chiesa San Giuseppe. Anche la moglie del macchinista non riesce ancora a parlare. Sorretta dalla famiglia, in mezzo al corteo, regna il silenzio.

«Mio marito - dice - era un uomo stupendo, un papà perfetto, un bravissimo figlio: questa è l’unica cosa che mi sento di dire adesso". Diciotto anni insieme a Giuseppe, arrivato da Reggio Calabria, orgoglioso del lavoro di ferroviere, lo stesso di suo padre. Giovedì sera il gruppo “Cologno che cammina“ ha organizzato un corteo per esprimere solidarietà e sostegno. Una processione con in mano una candela, un lumicino, una fiaccola, una lanterna. "Nel quartiere Giusppe era noto, si è sempre dato da fare, soprattutto nelle istituzioni scolastiche – ricorda il consigliere Luciano Cetrullo -. Non si può uscire di casa per andare a lavoro e non fare più ritorno. Non è da Paese civile".

Volontario all’istituto Volta, ma anche vicino al resto della rete associativa di Cologno, che oggi vede il neonato Polo della Salute davanti al palazzo di Giuseppe. "Abbiamo perso un amico che verso la nostra realtà ha sempre dimostrato affetto e vicinanza. Ci mancherà moltissimo", commenta Riccardo Perrone, presidente dell’associazione Lorenzo Perrone che si occupa dei malati oncologici.