La clinica ha a disposizione 7 posti di terapia intensiva e 36 letti nel blocco Covid
La clinica ha a disposizione 7 posti di terapia intensiva e 36 letti nel blocco Covid

Paderno Dugnano (Milano), 18 marzo 2020 - Anche la clinica San Carlo di Paderno Dugnano è in prima linea per l’emergenza coronavirus. "Allarmismo in giusta dose, non serve diffondere il terrore della malattia. Stiamo tutti lavorando senza sosta", dice la dottoressa Patrizia Bernardelli, presidente della clinica. Trentasei letti per i pazienti Covid-19 e sette posti in terapia intensiva.

Presidente, come reagisce la San Carlo?
"Siamo pronto soccorso e Dea (Dipartimento per l’emergenza e accettazione), abbiamo quindi attivato dei settori specifici per il Covid-19: moduli di terapia intensiva per i malati più gravi e un blocco di 36 letti per pazienti anche con assistenza ventilatoria, che oggi (ieri, per chi legge) è pieno. Quindi stiamo considerando di ampliare la disponibilità dei posti, che si libereranno alla dimissione dei pazienti non malati di Covid. Inoltre siamo anche struttura Spoke per le emergenze di chirurgia vascolare e le urgenze cardiologiche interventistiche. E allo studio c’è la realizzazione di un reparto per pazienti clinicamente guariti, ma che necessitano di cure sub-acute".
Pronto soccorso preso d’assalto?
"Il messaggio è passato e le persone non corrono più al pronto soccorso. Quando ci sono arrivi di pazienti sospetti, si fa loro la valutazione e poi c’è l’attesa dell’esito del tampone. Per la lettura servono 8/12 ore: nel frattempo vengono curati, la terapia inizia subito. Si tratta di pazienti che hanno già una polmonite, i positivi vanno nel modulo Covid, gli altri in Medicina".
Quanti posti ancora disponibili?
"Siamo saturi: su 11 letti attrezzati in terapia intensiva, ne dobbiamo tenere tre liberi per gli infartuati e sette sono quelli occupati. Numeri che ogni giorno cambiano".
Cosa manca?
"La Regione si sta muovendo e noi in contemporanea. Abbiamo contattato fornitori italiani ed esteri per la ricerca dei dispositivi individuali, ma anche dei farmaci indicati dalle linee guida internazionali".
Medici? Infermieri?
"Si lavora su più turni, abbiamo arruolato dove abbiamo potuto. All’interno abbiamo medici e infermieri a cui si sono aggiunti colleghi che facevano solo ambulatori, colleghi magari non giovanissimi, che si sono offerti di lavorare nel reparto Covid".
Gli altri malati come reagiscono?
"Un’emergenza nell’emergenza. La maggiore richiesta che riceviamo da questi pazienti è la difficoltà nel proseguire le cure. Le visite ambulatoriali sono limitate, solo urgenze. Stiamo contattando tutti i nostri pazienti cronici che hanno appuntamenti già prenotati, cerchiamo di capire come stanno e che cosa può essere rimandato. Questi malati non possono essere lasciati soli, non vanno dimenticati".
Covid-19, un demone che fa paura a tutti.
"Va detto che questo virus può dare delle gravi polmoniti, ma ci sono anche tantissimi pazienti che sono positivi e manifestano solo febbre, tosse e nient’altro. Il mio messaggio? Non tutti i positivi dovranno ammalarsi in modo grave. Il Covid ha una gamma molto varia di espressione dell’infezione. Ecco, se un allarmismo funzionale a far restare distanti fra loro le persone può essere utile, il terrore della malattia va combattuto".