La palazzina di via Marconi
La palazzina di via Marconi

Cinisello Balsamo (Milano), 1 giugno 2019 - Li  si potrebbe definire “i terroristi della porta accanto” (o presunti tali), tanto erano diventati familiari alle persone che risiedono e lavorano nella zona più periferica di via Marconi a Cinisello Balsamo. Nessuno li conosceva, ma tutti giurano di averli visti centinaia di volte mentre passeggiavano nervosamente sul marciapiedi davanti all’uscio di casa, parlando allo smartphone in una lingua incomprensibile. Rashiid Dubad, 22 anni, e Cabdiqani Osman, 29 anni, i due presunti terroristi somali arrestati l’altra mattina dagli uomini della Digos, vivevano in un appartamentino ricavato in una cantina al civico 143 di via Marconi.  L'altra mattina gli agenti della Digos, in abiti civili e con i volti coperti da passamontagna neri, hanno fatto irruzione nel loro appartamento poco prima delle 8. Sono rimasti rinchiusi in quel seminterrato per quasi tre ore, insieme ai due somali e a un terzo inquilino che non è stato arrestato. Poi, intorno alle 11, hanno portato fuori in manette i due stranieri, portando via diversi scatoloni che probabilmente contenevano documenti e oggetti sequestrati perché ritenuti utili alle indagini. Sebbene siano stati visti camminare avanti e indietro davanti a casa, nessuno li ha mai conosciuti. «In realtà non gli davamo molto peso, perché qui vivono diversi stranieri. Soltanto quando è arrivata la polizia ci siamo accorti che c’era qualcosa che non andava», raccontano alcuni residenti della zona. In particolare il 22enne Rashiid Dubad, immigrato regolare che lavora come addetto alle pulizie, è finito al centro di un’inchiesta della Dda di Bologna e della Digos, partita dai contatti di alcuni residenti a Forlì con un militante dell’Isis, arrestato in Somalia. Gli investigatori avrebbero documentato l’esistenza di un network internazionale per la raccolta di fondi destinati a gruppi terroristici. Il boss di questo giro di finanziamenti internazionali al terrorismo sarebbe proprio il giovane cinisellese, intercettato nell’ottobre del 2018 a parlare della necessità di raccogliere denaro per i “fratelli” che combattono in Africa.

Nell'inchiesta figurano anche altri due giovani: un connazionale 23enne ricercato in Germania e il 22enne etiope Said Mahamed, fermato a Torino nella stessa operazione. Secondo le indagini, le transazioni avvenivano all’inizio di ogni mese in euro e dollari ed erano dirette ai miliziani di Al Shabaab, una formazione responsabile di attentati contro civili e istituzioni governative. Utilizzavano il metodo “Hawala”, una sorta di money transfer irregolare che attraverso cambi e corrieri riusciva a far arrivare il denaro fino ai luoghi di guerra. L’inchiesta del pm della Dda bolognese Antonella Scandellari ha anche un secondo filone che riguarda il secondo giovane fermato in via Marconi a Cinisello. Secondo le indagini, Cabdiqani Osman, 29 anni, era parte di un’altra organizzazione che si occupava di far espatriare illegalmente etiopi e somali dall’Italia verso il Nord Europa, attraverso il Brennero e la Svizzera.