Le analisi continuano
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Cinisello Balsamo (Milano), 14 agosto 2018 - Irrompe come un fulmine a ciel sereno il 53esimo caso di legionellosi nel Nord Milano. Questa volta è un cinisellese, di soli 47 anni, a essere stato contagiato. Si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Bassini accusando i sintomi della polmonite. La diagnosi è stata secca: legionella. Per fortuna il paziente è giovane e l’infezione è stata riconosciuta sul nascere. Dunque le sue condizioni non sono reputate gravi e anzi potrebbe tornare a casa per seguire la cura nel suo letto.

Tuttavia il suo caso riapre in modo improvviso e inquietante l’emergenza legionella di Bresso e del Nord Milano, dopo che appena quattro giorni fa le istituzioni sanitarie si erano presentate ai cittadini con l’animo più leggero, per la fine dell’emergenza e con i picchi dei contagi alle spalle. L’ultimo caso risaliva infatti al 31 di luglio e negli ultimi giorni erano solamente 5 i pazienti rimasti in ospedale a combattere contro la terribile infezione batterica. Ora si ricomincia a temere un riverbero dell’epidemia. Una nuova esplosione di casi.

Anche se l’ultimo ricovero fa segnare più di una differenza rispetto ai precedenti. A cominciare dal fatto che il paziente è cinisellese.

Da una prima intervista compiuta dalle autorità, l’uomo sarebbe un artigiano specializzato. Dunque una persona abituata a girare di casa in casa. Inoltre, il suo fornitore si troverebbe a Bresso. Sebbene abbia dichiarato che nelle ultime settimane non ha avuto contatti con la città, non si può trascurare il fatto che nella sua ultima visita a Bresso abbia frequentato un bar del centro cittadino nel quale si era verificato uno dei primi casi di infezione. Inoltre il paziente sarebbe giovane e in salute, dunque la carica batterica che lo ha colpito deve essere molto elevata. Un’ulteriore anomalia è legata alle tempistiche dell’infezione: se la legionella si manifesta in una decina di giorni dal primo contatto, significa che l’uomo avrebbe contratto il batterio ai primi di agosto, ossia ad almeno una decina di giorni abbondanti di distanza dagli ultimi casi di infezione.

Spetterà alle autorità sanitarie stabilire se questo caso è collegabile o meno agli altri 52 registrati. Per Ats Città Metropolitana "allo stato attuale non c’è nessun nuovo caso riconducibile a Bresso. Il caso ricoverato fa parte, fino a prova contraria, dei circa 300 casi che ogni anno si verificano sul territorio Ats".

Importante sarà l’esame del Dna sui batteri per stabilire se si tratta dello steso ceppo infettivo. Se così dovesse essere, significherebbe che l’emergenza non è finita e che diventa sempre più importante individuare la fonte dell’infezione. Quella che gli esperti chiamano la “pistola fumante”.