Bresso (Milano), 14 agosto 2018 -

 

È MORTO DOPO aver sofferto per quasi 20 giorni. E la legionella fa contare la quinta vittima a Bresso. Si tratta di un uomo di 70 anni che si trovava in cura al policlinico universitario Mater Domini di Catanzaro, dove dal 26 luglio scorso è stato sottoposto al trattamento clinico. Ma evidentemente non è bastato a salvargli la vita. L’uomo, un cittadino bressese in pensione, si trovava nella provincia di Catanzaro insieme alla famiglia per un periodo di ferie, quando ha accusato i primi sintomi della malattia. Con ogni probabilità aveva contratto il morbo a Bresso nei 10 giorni precedenti la partenza per le ferie. Potrebbe aver atteso qualche giorno prima di rivolgersi ai sanitari del luogo. O forse, la patologia gli è stata diagnosticata a distanza di alcuni giorni dai primi sintomi. Sta di fatto che dall’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, dove era stato ricoverato per una crisi respiratoria grave, è stato successivamente trasferito al policlinico calabrese in prognosi riservata e con poche speranze di farcela.

Lunedì sera è arrivata la morte che è stata confermata dagli stessi parenti. Una tragedia senza fine per la città di Bresso che tra luglio e agosto si è trovata a vivere l’emergenza legionellosi più intensa e drammatica d’Italia. I contagiati sono ufficialmente 53, ma il conto sale a 54 con il caso dell’ultimo infettato che si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Bassini nella mattinata di lunedì. Le autorità sanitarie tengono a precisare che si tratta di un cinisellese e che il suo caso è isolato da quelli bressesi. Tuttavia per stessa ammissione del paziente, era un abituale frequentatore di Bresso dove si recava per lavoro. In questi giorni di metà agosto la macchina dei controlli non pare essersi fermata.

Lo stesso assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha sottolineato: «L’Ats della Città Metropolitana di Milano ha istituito 3 task-force multidisciplinari e operative 24 ore su 24. Stanno continuando a lavorare in modo integrato e sinergico occupandosi della sorveglianza epidemiologica, delle indagini ambientali e delle analisi di laboratorio». L’obiettivo, come più volte ripetuto dalle autorità sanitarie, è trovare la «pistola fumante», ossia la fonte di una carica batterica così elevata da riuscire a infettare oltre 50 persone in un raggio di territorio di circa 500 metri intorno al municipio. È questa l’area da allarme rosso dove si sarebbero concentrati tutti i casi di contagio. Messa in secondo piano l’ipotesi che la diffusione del batterio sia partita dall’acquedotto, si sta verificando la presenza del bacillo killer in qualcuna delle 20 torri di raffreddamento dell’aria condizionata presenti sui tetti di uffici, fabbriche e centri commerciali. Ma al momento non si sono trovate prove certe.