Sesto San Giovanni, 25 agosto 2013 - Si chiamava Casa Alta, forse solo per le sue origini nobiliari. Sarà, ormai a tutti gli effetti, Villa Campari: la dimora settecentesca — che per oltre un secolo è rimasta sede di rappresentanza, aperta in poche occasioni, di fianco al vecchio stabilimento del Bitter — si candida a diventare uno dei simboli nel quartier generale dell’azienda «red passion». Una nuova vita l’attende, all’insegna del food & beverage: ristorante al piano terra; l’Academy, con i corsi per barman e clienti, al primo piano. Quando si dice il destino: uno dei protagonisti di questa trasformazione radicale ha un passato proprio in Campari. Perché Enrico Gironi — meglio conosciuto come l’Enrico del Caffè degli artisti, che si occuperà del ristorante con la sua affiatatissima squadra di amici e familiari — in quello stabilimento ha lavorato per 15 anni.

Succedeva, nelle grandi fabbriche a impronta fordista, che alle volte il lavoro si tramandava di padre in figlio. «Soprattutto quando i padri erano molto bravi, come il mio» spiega Enrico. Per trentotto anni, papà Luigi ha varcato i cancelli della via Davide Campari. Di quello stabilimento è stato anche il responsabile. «Nel 1980, quando avevo 22 anni, ho iniziato anche io a lavorare lì» ricorda Enrico. Fino al grande salto, nel 1995: con la moglie Rita e una coppia di amici, Lorenzo e Cristina, rilancia il Caffè degli artisti. Il vecchio circolo Anpi, che ne mantiene la titolarità, diventa via via un bar, un locale dove ascoltare musica dal vivo, una ludoteca, poi una tavola fredda, un bar-ristorante.

«È stata una trasformazione graduale, ormai da qualche anno è solo ristorante, con il forno per la pizza» spiegano i quattro amici, che nel frattempo hanno allargato anche la famiglia. Enrico e Rita, che si sono lanciati nell’avventura già genitori di Valentina e Federica, di quattro e cinque anni appena, nel 2001 hanno avuto anche Beatrice, a quindici giorni di distanza da Marta, primogenita di Lorenzo e Cristina, che hanno poi bissato con Gabriele. Da qualche anno in società sono entrati anche Roberto, fratello di Lorenzo, e Maurizio, cognato di Rita. Tutti insieme si lanceranno in questa nuova avventura. Cristina, Roberto e Maurizio rimarranno al Caffè. Enrico, Rita e Lorenzo apriranno, dai primi di settembre, Villa Campari. Da una dimora storica all’altra, 150 posti a sedere, in una sede — se possibile — ancora più bella.

Casa alta, in otto mesi, è tornata a splendere. Nell’ala dove un tempo si riuniva il consiglio (la «sala dei ritratti», alle pareti la galleria di dipinti dei dirigenti storici), ci sarà una delle sale ristorante: alle finestre, i vetri smerigliati con il marchio di fabbrica, recuperati qua e là. Le altre sale si susseguiranno nel corpo centrale della villa, con tavolini anche all’aperto: da una parte, nel cortile con affaccio su via Campari, che i passanti potevano ammirare dalla cancellata in ferro; e, dall’altra, nel giardino vista parco, impreziosito da alcuni alberi ultracentenari. L’ala gemella, quella del giardino d’inverno, ospiterà le cucine.

Il restyling, curato dall’architetto sestese Giancarlo Marzorati (che insieme a Mario Botta aveva già disegnato la nuova sede Campari, con il museo, e le due torri residenziali) ha lasciato inalterate tutte le parti storiche, di maggior pregio, rinnovandone solo alcune degli anni Sessanta. Spariti tappezzerie, quadri e broccati con i richiami allo stile Liberty dei primi del Novecento, quando i fratelli Campari acquistarono villa e terreni attorno per costruire la fabbrica, Casa Alta sarà «minimal chic»: colori chiari, linee semplici. In perfetto, nuovo, stile Campari.

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