Milano, 25 settembre 2020 -

DOMANDA:

Caro Direttore, come ogni anno all’apertura delle scuole si ripropone il problema delle cattedre vuote. Quest’anno, poi, con una scusa in più la paura di ammalarsi di Covid-19. La Lombardia è la terra promessa di qualunque lavoro, tranne quello dell’insegnante. Maria L., Pavia

RISPOSTA:

Con l’esplodere della pandemia sembra che fra le cattedre delle scuole lombarde sia scattata la fuga. Migliaia di posti vuoti hanno costretto in molti casi a ridurre l’orario di lezione. Molti docenti precari, la gran parte dei quali proviene abitualmente da regioni del Sud, hanno preferito forse rinunciare. Succedeva anche in passato, per ragioni legate al costo della vita: uno stipendio pubblico con i costi di Milano certo rende difficile far quadrare i conti per chi non è del posto. Ora, però, accade qualcosa di diverso. Alle vecchie motivazioni si è aggiunta quella, finora inedita, della paura da contagio. Il coronavirus ha contribuito a dividere l’Italia ancora di più. E ancora una volta a farne le spese sono prorio i ragazzi, ai quali è negata una regolare istruzione ormai da troppi mesi. Durante l’estate non si è fatto abbastanza per prevenire quello che appariva già chiaramente come il rischio di una paralisi del sistema. Ora se ne pagano le conseguenze. Agli insegnanti, però, il dovere di essere i primi a dare esempio di coraggio e dedizione al lavoro, che nel loro caso è prima di tutto una missione. sandro.neri@ilgiorno.net