Ancora una buona notizia sul fronte della lotta al Coronavirus. Questa volta, dopo quelle arrivate dalla Germania nei giorni scorsi, arriva dagli Stati Uniti. Una squadra di scienziati della Penn State, un’università pubblica della Pennsylvania con sede a State College, avrebbe infatti isolato una piccola porzione proteica “altamente conservata” in molti coronavirus, comprese le varianti di Sars-Cov-2 attualmente in circolazione, che potrebbe avere grandi implicazioni per lo sviluppo di nuove terapie anti-Covid. Lo studio, molto dettagliato, è stato pubblicato recentemente sulla rivista Nanoscale. I ricercatori in questione avrebbero identificato una proteina di Sars-Cov-2 a basso peso molecolare, chiamata proteina nucleocapsidica (N) la cui struttura completa ha mostrato profonde analogie in tutti i coronavirus pandemici correlati alla Sars. Il team americano sarebbe anche già riuscito ad osservare in che modo gli anticorpi dei pazienti Covid-19 interagiscono con questa proteina.

A differenza della ben più famosa proteina Spike (quella usata finora per produrre praticamente tutti gli attuali vaccini anti-Covid) la nuova proteina scoperta non muta così facilmente dando origine a nuove varianti come invece accade attualmente per la Spike (ecco perché ci siamo trovati ad avere varianti inglesi, brasiliane etc.). Spulciando la ricerca si evince che, nel sangue, la proteina N “vaga liberamente” dopo essere stata rilasciata dalle cellule infette, inducendo una forte risposta immunitaria che porta allo sviluppo di anticorpi protettivi.

In una prima fase, i ricercatori hanno esaminato le sequenze delle proteine N nell’uomo e in diversi altri animali da cui si ritiene abbia avuto origine Sars-Cov-2 (pipistrelli, e pangolini ad esempio). Sebbene simili, queste sequenze erano in parte diverse. “Le sequenze possono prevedere la struttura di ciascuna di queste proteine N, ma non permettono di ottenere tutte le informazioni, per cui è necessario osservare la struttura 3D effettiva – ha spiegato Michael Casasanta, primo autore dello studio e borsista post-dottorato della Penn State presso il laboratorio della professoressa Deb Kelly a capo della ricerca - e pertanto abbiamo fatto convergere diverse tecnologie per osservare una cosa nuova in modo nuovo”.

Il successivo utilizzo di una avanzatissima tecnologia che impiega microscopia crioelettroniche abbinate a microchip, ha permesso di attirare le proteine N sulla loro superficie osservando dove esattamente si legano gli anticorpi, rivelando che questa porzione proteica era altamente conservata in tutti i campioni analizzati.

Questa complessa ma importante scoperta ha suggerito il possibile impiego della proteina N come bersaglio per lo sviluppo di terapie contro qualsiasi variante del coronavirus. “Farmaci progettati per colpire questa proteina N potrebbero potenzialmente essere utili contro tutte le varianti di Sars-Cov-2 note – ha osservato la professoressa Kelly – aiutando a ridurre l’infiammazione generata dal virus e altre reazioni durature legate a Covid-19, specialmente nei pazienti che manifestano sintomi persistenti”.