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5 mag 2022

Sanità, liste di attesa fino a due anni: e uno su dieci rinuncia alle cure

È il lascito della pandemia, come mostra il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità“, presentato oggi da Cittadinanzattiva

Germogli Ph 26 gennaio 2014 Volterra ospedale

Reparto Radiologia TAC
Una tac, tra gli esami che richiedono spesso lunghe liste di attesa

Quasi due anni di attesa per una mammografia, circa un anno per una ecografia, una tac, o un intervento ortopedico. E a rinunciare alle cure nel corso del 2021 è stato più di un cittadino su dieci. Screening oncologici in ritardo in oltre la metà dei territori regionali e coperture in calo per i vaccini ordinari. È il lascito della pandemia, una emergenza che ancora non abbiamo superato, come mostra il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità“, presentato oggi da Cittadinanzattiva. 

“Durante la pandemia abbiamo fatto i conti con una assistenza sanitaria che, depauperata di risorse umane ed economiche, si è dovuta concentrare sull`emergenza, costringendo nel contempo le persone a “rinunciare“ a programmi di prevenzione e di accesso alle cure ordinarie. Ancora oggi abbiamo la necessità di recuperare milioni di prestazioni e i cittadini devono essere messi nella condizione di tornare a curarsi“, spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
 
Liste di attesa per le cure ordinarie, ritardi nella erogazione degli screening e dei vaccini, carenze nella assistenza territoriale sono i primi tre ambiti nei quali si sono concentrate, nel corso del 2021, le 13.748 segnalazioni dei cittadini. Nello specifico questo il dettaglio degli ambiti maggiormente segnalati: l`accesso alle prestazioni (23,8%), la prevenzione (19,7%), l`assistenza territoriale (17,4%), l`assistenza ospedaliera e mobilità sanitaria (11,4%), al quinto posto la voce altro (9,8%) che comprende la somma di differenti segnalazioni (accesso alle informazioni e alla documentazione, prestazioni assistenziali, agevolazioni/lavoro, malattie rare).

 Seguono sicurezza delle cure e presunta malpractice (8%), costi delle cure (5%), relazioni con operatori sanitari ed umanizzazione (3,8%) e farmaci (1,1%). Le liste d`attesa, già “tallone di Achille“ del Sistema Sanitario Nazionale in tempi ordinari, durante l`emergenza hanno rappresentato la principale criticità per i cittadini, in particolare per i più fragili, che di fatto non sono riusciti più ad accedere alle prestazioni. I lunghi tempi di attesa (che rappresentano il 71,2% delle segnalazioni di difficoltà di accesso) sono riferiti nel 53,1% di casi agli interventi chirurgici e agli esami diagnostici, nel 51% alle visite di controllo e nel 46,9% alle prime visite specialistiche. 

Seguono le liste d`attesa per la riabilitazione (32,7%) per i ricoveri (30,6%) e quelle per attivare le cure domiciliari-ADI (26,5%) e l`assistenza riabilitativa domiciliare (24,4%). Con la sospensione durante l`emergenza delle cure cosiddette non essenziali e non “salva vita“, si sono allungati a dismisura i tempi di attesa massimi di alcune prestazioni.

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