Sono oltre 400 all’anno in Italia i casi in Italia di leucemia linfoblastica acuta, l’80% delle leucemie che colpiscono i bambini. Nelle forme recidivanti, quelle che si ripresentano e sono più difficili da estirpare, un farmaco in particolare si è rivelato più sicuro della chemio nella fase di consolidamento prima del trapianto di midollo. Un commento favorevole a tale notizia viene da Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di onco-ematologia, terapia genica e cellulare nell’ Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, coordinatore dello studio europeo di Fase III su blinatumomab, che in Italia ha coinvolto circa 50 piccoli pazienti in 8 Centri. "La chemioterapia – ha sottolineato Locatelli, professore di pediatria all’università di Roma La Sapienza – è stata finora impiegata come trattamento primario di consolidamento in prima ricaduta ma blinatumomab si è dimostrato più efficace e sicuro come opzione per i pazienti pediatrici con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B in prima recidiva ad alto rischio".

Questo trattamento risulta fondamentale per prevenire future ricadute di malattia in pazienti in remissione completa, prima e unica terapia ad aver ricevuto una approvazione regolatoria a livello globale. La conferma viene da studi europei e americani. La validità della terapia è emersa anche nei pazienti trattati prima di ricevere un trapianto allogenico di cellule staminali.