I dipendenti della Sicor Teva

Rho (Milano), 15 marzo 2018 - La Sicor Teva chiude la ricerca e apre la procedura di mobilità per 54 dipendenti, di cui 24 nel sito di Rho. Nei giorni scorsi il gruppo chimico farmaceutico ha annunciato l’intenzione di smantellare il settore della ricerca in Italia per "affrontare la difficoltà finanziaria dovuta a un indebitamento straordinario in seguito all’acquisizione di Actavis (costato 40 miliardi di dollari nel 2016) e per i cambiamenti del mercato dei farmaci generici". L’annuncio del piano di ristrutturazione è stato fatto lo scorso 19 febbraio dalla direzione aziendale Italia alle organizzazioni sindacali di categoria, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.

La notizia è trapelata solo nelle scorse ore dopo un primo incontro in Assolombarda a Milano, che si è concluso con un nulla di fatto. Nello stabilimento chimico farmaceutico di via Terrazzano le Rsu hanno dichiarato lo stato di agitazione in attesa del prossimo incontro che si terrà il 20 marzo. "Il piano serve per far fronte all’enorme indebitamento finanziario accumulato in questo periodo, ci sembrano motivazioni non accettabili - dichiara Massimo Ranieri, delegato sindacale della Filctem Cgil - dei 54 esuberi dichiarati nei vari siti in Italia, 33 sono ricercatori e 24 nel sito di Rho, questo significa la chiusura di Santhià e il dimezzamento del settore della ricerca a Rho. Noi abbiamo respinto il piano fino a quando non sarà chiarito il progetto industriale". Se la posizione dell’azienda non cambia, Rsu e dipendenti sono pronti a scioperi e presidi di protesta per bloccare lo stabilimento, come avevano fatto lo scorso novembre quando venne licenziata una dipendente senza preavviso.

Le segreterie nazionali dei sindacati di categoria, in una nota stampa, ricordano all’azienda che soltanto quattro mesi fa in un incontro in Assolombarda, pur annunciando una situazione di difficoltà finanziaria a livello mondiale, disse che a livello produttivo in Italia "erano stati raggiunti tutti i risultati di budget e che non eravamo in presenza di particolari problemi, ma anzi di un aumento di volumi produttivi". A febbraio invece la notizia dei licenziamenti.