Cornaredo (Milano), 17 marzo 2018 - Nessun ritiro della procedura di mobilità contrariamente a quando promesso al ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 22 febbraio. Nessuna possibilità di accedere alla cassa integrazione straordinaria e così per gli 81 dipendenti della Colgar di Cornaredo lo spettro del licenziamento si avvicina. Fumata nera ieri mattina al termine dell’incontro che si è svolto nella sede dell’Agenzia regionale per l’istruzione, la formazione e il lavoro di via Taramelli a Milano. Al tavolo c’erano i funzionari della Regione, rappresentanti sindacali di categoria, le Rsu e il management italiano della Colgar.

L’azienda specializzata nella progettazione e costruzione di macchine utensili acquistata nel 2015 dal gruppo cinese Zhejiang Rifa Precision Machinery Company, lo scorso 10 gennaio aveva aperto la procedura di mobilità collettiva e annunciato la cessione dell’attività produttiva. Dopo l’incontro al Ministero la trattativa si è spostata in Regione, ma a pochi giorni dalla scadenza del termine utile per trovare un accordo, l’auspicata intesa non è arrivata. "L’azienda ci ha comunicato che dopo una verifica tecnica al Ministero non avrebbe i requisiti per procedere con la cassa integrazione straordinaria - dichiara Giulio Morelli, rappresentante sindacale della Fiom Cgil di Milano -, ha ventilato la cessione di un ramo d’azienda, ma senza indicazioni concrete e prospettive occupazionali. Noi abbiamo ribadito che l’unico accordo possibile deve contemplare solo uscite incentivate dei lavoratori e non licenziamenti". L’incontro è stato aggiornato a martedì, se non verrà sottoscritto un accordo a quel punto l’azienda potrà inviare le lettere di licenziamento.

I dipendenti ieri hanno incrociato le braccia per 8 ore e organizzato un presidio di protesta sotto la sede dell’Arifl, al termine dell’incontro hanno deciso di inasprire la lotta in difesa della fabbrica e del loro posto di lavoro. Da lunedì mattina nuovi presidi e blocchi delle portinerie per convincere la direzione a trovare soluzioni meno drammatiche dei licenziamenti.