Il primo a sinistra con la bandiera in mano è Vito De Gregorio della Uilm
Il primo a sinistra con la bandiera in mano è Vito De Gregorio della Uilm

Lainate (Milano), 14 febbario 2020 - Cassa a rotazione da lunedì per 54 lavoratori della Tecnomagnete. Cambio della guardia ogni 15 giorni per assicurare lo stipendio a 130. Accordo firmato con le parti sindacali, anche se la strada resta in salita. Ieri l’azienda ha presentato in Regione la richiesta di attivazione della cassaintegrazione straordinaria per crisi. "Anticipo dei fondi per la cassa a rotazione per 130 lavoratori: è andata bene, per il momento, abbiamo solo tamponato l’emorragia", mette in chiaro Vito De Gregorio della Uilm Milano, Monza e Brianza.

Tecnomagnete è nata nel 1974 con 15 dipendenti, oggi ne conta 180 solo a Lainate, e vanta sedi in tutto il mondo; realizzano magneti di ancoraggio e movimentazione applicati a macchine utensili e in grado di sollevare intere navi. "Un prodotto che è un fiore all’occhiello per il mercato mondiale", sottolinea il sindacalista. Ma da tempo le cose non funzionavano più, la fabbrica per anni è andata avanti con i finanziamenti dalle banche, fino a novembre quando deposita la richiesta di ammissione al concordato preventivo. I lavoratori incrociano le braccia, ai momenti bui degli stipendi saltati si alternano quelli delle false speranze. "Avevamo anche annullato lo sciopero del 17 dicembre, qualcosa sembrava si stesse muovendo, invece dietro l’angolo non c’era nessun compratore", aggiungono i lavoratori presenti con striscioni e bandiere a Milano. "L’accordo di oggi è stato un primo passo assolutamente necessario verso la salvaguardia dell’azienda, con la speranza di trovare al più presto un acquirente, diversamente non sarà possibile andare avanti se non per un mese o due", fa il punto l’avvocato Adelio Riva che ha rappresentato l’azienda al tavolo.

Fiato sospeso fino al 27 marzo, termine per presentare un piano di risanamento. "Il concordato si potrà chiudere in due modi – dice De Gregorio – con l’arrivo di un acquirente, dato che con l’attuale dirigenza non si può certo proseguire, o con una istanza di fallimento. In quest’ultimo caso i lavoratori vanno in cassaintegrazione per 12 mesi e poi c’è la Naspi", vale a dire disoccupazione per tutti. Intanto in fabbrica si lavora a metà, i clienti storici non se ne sono andati, ma solo una parte della produzione può essere fatta all’interno, il resto va fuori: molti dei macchinari sono fermi o rotti per l’assenza di manutenzione e di investimenti degli ultimi anni.